venerdì, Giugno 14, 2024

Influenza, cosa ci dicono i numeri sui casi in Italia

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Non ci sono contagi di influenza in numeri fuori scala rispetto alle medie stagionali in Italia e nemmeno una diffusione dell’influenza cosiddetta “suina”. Nonostante le notizie allarmistiche circolate negli ultimi giorni, l’Istituto superiore di sanità (Iss) ha fatto sapere che i numeri dei contagi di influenza rientrano nella norma stagionale e a rischio si trovano solo le categorie fragili per cui è sempre raccomandato il vaccino antinfluenzale. Per quanto riguarda la confusione sull’influenza suina si tratta di un errore interpretativo rispetto al codice del virus influenzale.

Il picco di contagi

Il sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica e virologica dei casi di sindromi simil-influenzali dei virus respiratori, chiamato RespiVirNet, mostra un’incidenza “alta” dei sindromi influenzali, con circa 17,5 casi per ogni mille assistiti. Un dato, proveniente dai medici di medicina generale, dai pediatri e dai laboratori di riferimento regionale per i virus respiratori, che però non “presenta anomalie” rispetto alla media stagionale, rientrando “nell’alternarsi di intensità annuale delle stagioni di trasmissione dei virus” e in linea con quanto riportato da altri paesi europei.

I casi gravi

Nemmeno i dati della sorveglianza dei casi gravi, almeno fino a questo momento, presentano anomalie rispetto allo standard annuale e “sono coerenti con il quadro epidemiologico complessivo”. Come sottolineato dall’Iss, ci troviamo semplicemente nella stagione in cui i virus simil-influenzali sono più facilmente trasmissibili.

Influenza suina

Sul totale dei casi registrati, circa il 20% dipende dal virus respiratorio sinciziale umano (Rsv) e dal Sars-Cov-2 che causa la sindrome da Covid-19. Il restante 80% dei casi dipende dalla normale influenza, cioè un’infezione dovuta al virus A H1N1 pdm09, ceppo già inserito da anni all’interno del vaccino antinfluenzale. Non si tratta quindi della cosiddetta “suina”, che deriva dalla variante V dell’H1N1. Chi ha parlato di “suina” è stato tratto in inganno dal codice comune del ceppo originale, cioè H1N1, senza prendere in considerazione le diverse varianti.

I sintomi

Ricordiamo che i virus influenzali si trasmettono principalmente per via aerea e si diffondono attraverso le ormai famose droplets, ossia le goccioline di saliva che vengono prodotte tossendo, starnutendo o parlando. Le persone infette sono contagiose da 1-2 giorni prima della comparsa dei sintomi fino a circa 5 giorni dopo il loro esordio. A differenza del Sars-Cov-2, che ha un periodo di incubazione tra i 2 e i 7 giorni, quello dell’influenza è più breve e varia da 1 a 4 giorni.

L’influenza si contraddistingue per un repentino manifestarsi di sintomi generali e respiratori, che durano per 3-4 giorni (in taluni casi possono anche durare per 1-2 settimane). La febbre si presenta improvvisamente ed è in genere superiore ai 38 gradi (nei bambini anche fino a 39-40 gradi), accompagnata da tosse (secca), dolori ossei e muscolari diffusi, mal di testa, malessere, mal di gola e naso che cola.

La vaccinazione

Il fatto che i casi rientrino nella media e ci si stia avvicinando al picco non deve indurre a sottovalutare l’influenza, né l’importanza della vaccinazione. Vaccinarsi sottolinea l’Iss – è il modo migliore di prevenire e combattere l’influenza, sia perché aumenta notevolmente la probabilità di non contrarre la malattia sia perché, in caso di sviluppo di sintomi influenzali, questi sono molto meno gravi e, generalmente, non seguiti da ulteriori complicanze”.

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