giovedì, Giugno 20, 2024

Elon Musk e non solo: le droghe sul lavoro sono l'ultima moda dei manager

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L’anno scorso uno specializzando della University of Amsterdam, Bodhy Buit, ha condotto un piccolo studio per indagare gli effetti del microdosing in una startup, sia sui singoli dipendenti che sull’azienda nel suo complesso. I partecipanti hanno assunto una microdose di magic truffle (tra 0,26 e un grammo) due giorni lavorativi alla settimana per un periodo di almeno quattro settimane. A livello individuale, i partecipanti hanno riferito di sentire maggiore concentrazione e calma, la percezione che il tempo passasse più velocemente e meno ansia. A livello collettivo, lo studio ha riscontrato un maggiore senso di apertura mentale nella cultura aziendale.

È interessante notare che, come già emerso in altre ricerche, i partecipanti allo studio di Buit hanno sperimentato anche alcuni effetti negativi: leggeri sintomi di disagio fisico, tra cui una percezione aumentata delle proprie sensazioni a livello fisico, maggiore ansia e indifferenza, oltre a un’attenuazione delle emozioni. Ma i soggetti coinvolti hanno anche sottolineato che le ripercussioni negative hanno una rilevanza decisamente minore rispetto a quelle positive. In ogni caso, va sottolineato che le evidenze emerse dallo studio sono tutt’altro che esaustive e che la ricerca non è stata sottoposta a revisione paritaria, anche se Buit spera di pubblicarla presto.

Obiettivi e legalità

Sebbene molti fondatori e dipendenti di startup siano attratti dal microdosing, secondo Paar considerare la pratica come un semplice espediente per aumentare la produttività non coglie nel segno.

All’inizio pensavo che fosse come la pillola del film Limitless, ma dopo un po’ ho iniziato a sentirmi molto introverso e chiuso in me stesso – dice Paar –. Il microdosing ha così tanti casi d’uso diversi, e la cosa divertente è che [quello che emerge] non è sempre il caso d’uso per cui si inizia a praticarlo“. L’imprenditore riporta le testimonianze di alcune persone fissate con la produttività che hanno iniziato a fare microdosing per poi scoprire di volere solo mettersi sedute e scrivere i loro pensieri, che è una cosa altrettanto necessaria.

Anche se i brand nel settore si rivolgono principalmente a imprenditori, biohacker ed esperti di auto-miglioramento, la natura mutevole delle esperienze suscitate dal microdosing fa sì che gli utenti vadano ben al di là di questi ambiti. Se il 20% circa dei clienti di Microdose Pro ricorre alla pratica per la produttività e il 10% per la creatività, la maggior parte lo fa per ragioni legate all’umore, in particolare nel caso delle donne che cercano di alleviare i sintomi del ciclo mestruale. La quota più grande dei clienti dell’azienda – il 70% – è costituita da persone con problemi di salute mentale, che Taselaar descrive come “in bilico tra lo stare bene e la depressione“.

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