venerdì, Giugno 21, 2024

Canale di Panama, le folli idee per risolvere la siccità

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La seconda causa dei problemi idrici del canale di Panama è infrastrutturale. Nel 2016 le autorità panamensi hanno costruito una nuova serie di chiuse per aumentare il traffico navale e consentire il passaggio alle imbarcazioni di grandi dimensioni, ma non hanno realizzato una nuova riserva d’acqua dolce che garantisse il funzionamento del sistema. Adesso si sta pensando di attingere al lago Alajuela, che funge da seconda riserva dopo il Gatún.

Argini, tunnel e inseminazione delle nuvole

La criticità di fondo è che il lago Gatún costituisce anche la principale fonte di acqua potabile per l’intera Panama, e pertanto i suoi livelli di salinità vanno mantenuti bassi. Quando le chiuse del canale si riempiono, però, l’acqua dolce presente finisce per mescolarsi all’acqua salata; quest’acqua non può venire tutta reiniettata nel Gatún perché, appunto, ne altererebbe la salinità. La soluzione definitiva consisterebbe allora nell’arginamento del fiume Indio e nell’escavazione di un tunnel montano per portare altra acqua al lago. Ma è un progetto complicato, lungo e costoso – almeno sei anni di lavori, per una spesa stimata sui 2 miliardi di dollari – nonché controverso sul piano socioambientale: gli agricoltori e gli allevatori, i cui terreni verrebbero inondati per realizzare la riserva, si oppongono.

Un rimedio alternativo – o meglio: parallelo – forse ci sarebbe. Si tratta del cloud seeding, ovvero l’inseminazione artificiale delle nuvole per stimolare la pioggia e compensare il meteo più arido. Consiste, in breve, nell’immissione nelle nuvole di sostanze come lo ioduro d’argento che favoriscono la formazione del vapore e di conseguenza le precipitazioni; per farlo, si utilizzano degli aerei o dei cannoni.

Lo scorso novembre un’azienda statunitense, la Weather Modification Inc., ha cominciato a testare le sue tecnologie a Panama; non è detto che funzioneranno bene, però, perché il cloud seeding è stato applicato principalmente nei paesi secchi – come gli Emirati arabi uniti, per esempio – e non in quelli dal clima tropicale. In generale, comunque, il grado di efficacia del cloud seeding è incerto: non è ancora chiaro, cioè, in che misura contribuisca davvero a far piovere. La tecnologia appare insomma più come un palliativo che come una soluzione vera e propria ai problemi idrici panamensi, che peraltro non si limitano al canale ma riguardano anche l’approvvigionamento della capitale, Città di Panama, cresciuta molto negli ultimi vent’anni. Si pensa che il paese dovrà realizzare molte più dighe nei suoi fiumi da qui alla fine del secolo per soddisfare il fabbisogno di acqua dolce.

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