venerdì, Giugno 14, 2024

Il Dottor Stranamore da 60 anni ci fa ridere delle nostre paure

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Il Dottor Stranamore di Stanley Kubrick rimane un caso unico all’interno della cinematografia, per quello che riguarda la sua concezione, la sua finalità, ma più ancora la sua natura. A sessant’anni dall’uscita in sala, questo mix tra commedia, thriller geopolitico e narrazione distopica, rimane uno dei più sontuosi esempi di cinema in grado di farsi interprete dei tempi, del sentire collettivo, ma più ancora delle criticità di una precisa epoca storica, quella della guerra fredda. Di essa rappresenta il totem cinematografico, del tempo in cui il mondo era col fiato sospeso di fronte all’incubo nucleare.

Un film simbolo di anni tormentati e insanguinati

Il Dottore Stranamore doveva essere un film molto serio, almeno queste erano le intenzioni iniziali di Stanley Kubrick, quando prese in mano il romanzo originale di Peter George, e cominciò a lavorare sulla sceneggiatura con l’autore e Terry Southern. Tuttavia, a mano a mano che andava avanti, in lui si formò la certezza che serviva un taglio diverso, bisognava armarsi dell’ironia più demenziale e libera, per poter dire apertamente quella verità di cui molti ormai, erano coscienti: l’olocausto nucleare era una minaccia reale e né l’Occidente né l’URSS potevano vantare alcun tipo di superiorità morale. Erano gli anni della corsa agli armamenti, con il militarismo come unica dottrina politica, con un fascismo di ritorno che galoppava forte di una mediocrità al potere che lui, Stanley Kubrick, rappresentò in modo a dir poco geniale. L’America in particolare di quegli anni, era reduce dalla fobia maccartista, dalla paura cioè, di una cospirazione globale comunista attraverso la quale attaccare l’Occidente dall’interno, tramite fiancheggiatori, spie, traditori in ogni parte della società.

Ma più ancora, gli Stati Uniti sono un paese in cui l’eredità della vittoria del secondo conflitto mondiale, ha lasciato al potere tutta una generazione di generali e uomini politici, per i quali lo scontro armato con il blocco comunista non era semplicemente inevitabile, ma l’unica via d’uscita. Il Dottor Stranamore uscì in quell’inizio di 1964, a pochi mesi di distanza dall’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, la cui Presidenza era rimasta coinvolta non solo nella crisi cubana, che aveva spinto gli Stati Uniti letteralmente a un passo dal conflitto nucleare con l’URSS, ma anche in una lotta tra il clan dei Kennedy e i vertici militari, industriali e anche l’intelligence. Uomini come Edgar J. Hoover, Allen Dulles, Curtis LeMay, per i quali non esisteva alcuna possibilità di mediazione con il blocco comunista o il fronte progressista, furono alla base di diversi tra i generali e politici che Kubrick inserì nel film. Il Dottor Stranamore ha dalla sua una sceneggiatura che fa infatti dei personaggi, più ancora che degli eventi, i contenitori semantici assoluti, con cui perseguire una totale desacralizzazione delle istituzioni, dei vertici.

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Ciò vale per occidentali come per i sovietici. Peter Sellers si armò di tutto il suo straordinario talento e trasformismo, per donarci alcune tra le interpretazioni più belle che si ricordino: Il Colonnello Mandrake, il Presidente degli Stati Uniti Merkin Muffley e soprattutto il Dottor Stranamore. Se il primo è un militare in realtà ragionevole e arguto, sono Muffley e Stranamore ad aver un ruolo centrale nel portare avanti ciò che Kubrick vuole farci capire: l’America, l’Occidente, pur di vincere contro l’URSS non hanno avuto alcuno scrupolo ad utilizzare ciò che ritenevano si potesse salvare di quel nemico che un tempo si muoveva sotto la svastica. Il Dottor Stranamore ci parla infatti del fascismo che seppure sconfitto, è stato inglobato per diversi aspetti nel modus operandi della politica americana di quegli anni. Ne è un simbolo il Generale Ripper (Sterling Hayden) fanatico militarista complottista e squilibrato, che mette in moto l’attacco che porterà all’olocausto nucleare. Il grandissimo George C. Scott fa del suo Generale Thompson la caricatura di ciò che l’America anche cinematograficamente aveva messo addosso ad ogni suo soldato o ufficiale, creando quell’eroismo a stelle e strisce che qui, diventa una deformazione ridicola e grottesca.

Ma da 60 anni, Il Dottor Stranamore è tutt’uno con il già citato Peter Sellers, che fu lasciato libero di improvvisare, dando così una caratterizzazione unica al Presidente Muffley e soprattutto a lui, al nazista dalla mano matta. Sellers fece un lavoro incredibile sulle diverse sfumature dell’inglese, risultando credibile sia come uno dei Presidenti più ridicoli e realistici mai visti al cinema, sia come essenza del male che si era riciclato cambiando divisa. Sorta di Mad Doctor da fumetto, Stranamore è un nazista dentro cui si muove la realtà storica di ciò che furono uomini come Von Braun, è la follia del mondo che insegue l’autodistruzione, è quella mano indemoniata simbolo della vera identità dell’America di quegli anni: una nazione fascista ed imperialista. L’unico accento che Sellers non trovò facile fu quello texano, per il Maggiore T. J. “King” Kong, per il quale fu scelto Slim Pickens, a causa di un infortunio sul set di Sellers. Il Dottor Stranamore è però anche un capolavoro di distopia e complottismo, soprattutto quando fa sue le teorie più strambe, coerenti con ciò che all’epoca l’opinione pubblica pensava del nemico. Qualcosa di ancora oggi incredibilmente attuale se pensiamo alle più strambe teorie su Covid 19, sulle elezioni americane o il quadro geopolitico.

Oltre le risate, la visione di un’umanità innamorata della morte

Kubrick abbraccia una visione degna di Nietzsche per parlarci di cosa governa il mondo: la volontà di pochi uomini con troppo potere. Sono uomini che possono in un niente portare al disastro commettendo errori incredibili, ed in questo vi è ancora una connessione alla celeberrima crisi cubana. I sovietici non sono migliori, appaiono un mix di ignoranza, ingenuità e pericolosità. Peter Bull con il suo ambasciatore Sadesky, è in realtà assolutamente perfetto nel ricordarci il totale isolamento e la visione alterata della realtà e dell’Occidente che i sovietici avevano. Il Dottor Stranamore anche per questo è soprattutto un film politico specchio della sua epoca, prima ancora che commedia. In Il Dottor Stranamore traspare un’enorme sfiducia nelle masse. Fateci caso, esse non appaiono mai, come se non contassero e del resto sono le stesse che in quel 1964 vedevano in gran parte la bomba atomica come una forma di sicurezza, quasi una parte della loro cultura popolare. Qualcosa che proprio Robert Oppenheimer vent’anni prima aveva indicato come uno dei principali pericoli nella corsa agli armamenti: la mancanza di comprensione del reale pericolo che il potere dell’atomo rappresentava.

Nella ridicolaggine che attraversa il film per tutta la sua lunghezza, vi è però anche la dimensione di un’analisi psicologica profondissima, con una sessualità che è la grande, sotterranea protagonista del film. L’unica donna che appare è Miss Scott (Tracy Reed) la “pupa” del Generale Thompson, ma il sesso in realtà è ovunque: nelle armi, nella bomba che “King” Kong cavalca in quel finale pazzesco e stralunato, nei racconti assurdi del Generale Ripper, nei preservativi e riviste porno dei piloti, nei piani di riproduzione con cui si pensa di salvare la popolazione umana dall’Ordigno di Fine di Mondo. Il Dottor Stranamore si fece anche anticipazione di quell’esplosione di una sessualità repressa, che di lì a pochi anni avrà nella generazione del ‘68 la grande liberatrice nel tessuto culturale e sociale. Il film infine diventa anche monito contro l’imperare della tecnologia, contro la schiavitù della società verso una corsa agli armamenti, che ci ricorda una volta di più quanto progresso e avanzamento tecnologico già allora non fossero assolutamente la stessa cosa. Di fatto, Il Dottor Stranamore fu la prima, vera critica alla narrazione americana su come la scienza veniva utilizzata in quegli anni, sul gigantismo produttivo che era sposato al bellicismo.

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Arricchito da un bianco e nero non previsto (il budget non bastò per i colori), con scenografie ed interni che fecero scuola per il genere action e il cinema bellico (un paradosso assoluto), Il Dottor Stranamore fu un grande successo per Kubrick. Arrivarono ben quattro candidature agli Oscar, vinse due BAFTA, nel 1989 fu incluso anche nella Biblioteca del Congresso. Rimane ad oggi ancora forte nell’immaginario la sua capacità di rendere credibile l’incredibile, di aver influenzato in modo unico non solo il cinema, la televisione, ma la cultura pop in generale, lo stesso concetto di guerra nucleare come il prodotto di un sistema di potere difettoso. Negli anni a venire, film come Wargames, The Day After o Ipotesi Sopravvivenza, avrebbero contribuito ad un filone che Kubrick aveva iniziato, che poi durante gli anni ‘80 sarebbe purtroppo tornato di moda con l’inasprirsi della contrapposizione tra i due blocchi. Quell’Ordigno dell’Apocalisse che pare vivere di vita propria, era in realtà basato sulle teorie militariste che negli anni ’50 portarono Herman Kahn a ipotizzare un computer collegato ad arsenale di Bombe H, che avrebbero distrutto il pianeta. Una sorta di assicurazione sulla vita contro ogni tipo di aggressione. Pensate ancora che Il Dottor Stranamore sia stato un film privo di realismo o di verosimiglianza?

Quella bomba che non si può fermare, quel computer che decide della vita, sarà anche il primo frammento di quella cinematografia che avrebbe parlato del dominio delle macchine sull’umanità, con una visione del futuro conflittuale, apocalittica e post-apocalittica, che avrebbe avuto in Terminator e infine in Matrix, l’acuto più importante e memorabile. Risulta quindi chiaro che Il Dottor Stranamore non è stato semplicemente un film con cui ridere di una paura collettiva, ma un’approfondita e mirata analisi sulla società, sul suo futuro, sull’incapacità da parte dell’uomo di porre un limite alla propria follia . A 60 anni di distanza, rivedere Sellers, il più grande attore comico di tutti i tempi, che combatte contro la sua stessa mano, continua ad essere qualcosa di unico, di incredibile, a metà tra l’inquietante rappresentazione di una verità nascosta e il palesarsi della nostra natura distruttiva. E a guardare il mondo in questi giorni, con il sangue continua a scorrere in conflitti vecchi di anni, con l’eredità di quel periodo storico che si è fatta strada fino al XXI secolo, c’è la tentazione di dire che Kubrick in quel 1964, fu anche ottimista o perlomeno gentile, nell’accompagnare tutto con le dolci note di Vera Lynn.

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