giovedì, Giugno 20, 2024

La Regione Basilicata nel mirino dei cybercriminali

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Ancora una vittima della criminalità informatica in Italia. Nella giornata di ieri la Regione Basilicata ha pubblicamente dichiarato di essere stata colpita da un cyberattacco che ha causato non poche “difficoltà all’interno del sistema sanitario regionale”. Un colpo duro, che rischia di avere gravi ripercussioni sui cittadini. Per evitare che questo accada, infatti, la direzione regionale si è subito mossa per “cercare di comprendere non solo l’entità del fenomeno ma anche le conseguenti azioni subite, ed eventualmente da intraprendere, per tutela”. E ha scelto di costituire un’unità di crisi interna che le permetta di fronteggiare la situazione nel migliore dei modi.

Nonostante questo, l’erogazione dei servizi sanitari della regione risulta ancora in difficoltà, a causa di un “blocco dell’accesso a internet e alla posta elettronica aziendale”. Eppure, grazie al lavoro dei tecnici chiamati a risolvere la questione, la direzione dell’Asp Basilicata è riuscita a riattivare i servizi maggiormente richiesti dai cittadini, quali CUP, Arca e Laboratorio. Per il ripristino di tutti gli altri sistemi, invece, è necessario aspettare che vengano effettuate le dovute verifiche “per limitare il rischio di altre intrusioni informatiche”. Solo dopo che queste attività saranno concluse, i servizi della regione torneranno ufficialmente disponibili.

Per velocizzare la risoluzione della questione è intervenuta anche l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, che in una nota pubblica ha informato “che il proprio pool operativo (CISIRT Italia), che ha seguito l’evento fin dai primi istanti, è attualmente sul posto per dare supporto alle operazioni di ripristino dei servizi“. Insomma, la situazione sembra essere momentaneamente sotto controllo, anche se la regione non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione riguardo l’origine dell’attacco informatico. Secondo quanto si vocifera sui social, il responsabile potrebbe essere la cybergang Rhysida, che si è fatta conoscere in Italia per aver colpito il Comune di Ferrara, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e l’Università di Salerno. Una paternità che, a quanto pare, non è ancora stata rivendicata, ma che fa preoccupare non poco gli esperti del settore.

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