venerdì, Giugno 21, 2024

Stati Uniti, la rabbia nascosta è l'asso nella manica di Trump

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Trump è riuscito a convincere il suo esercito delle cose più assurde, la peggiore delle quali le elezioni del 2020 rubate da Biden: la goccia che ha fatto traboccare il vaso per chi finalmente aveva votato, si era sentito rappresentato. Ha detto loro che era venuto il momento di “fargliela vedere”, a questa Washington cieca e a questi liberal che fanno tanta paura. Il popolo MAGA non si ferma davanti a nulla e la sua energia inebriante gonfia il Donald come se fosse un re, un dittatore.

Un palloncino arancione

Poco più del 66% dei repubblicani appoggia Trump. Più della metà. Grazie a Dio, però, non tutti sono come quelli che vediamo in televisione, con i cappellini rossi. Una piccola parte del partito ha mantenuto una certa dignità che ormai puzza quasi di vecchio. Una minoranza che non è mai caduta nella trappola populista. Mi riferisco a Chris Christy, a Liz Cheney, a Mitt Romney che ancora non credono ai propri occhi e che hanno voce in capitolo grazie a una manciata di fedelissimi. Sono loro i repubblicani moderati che vantano di non aver mai votato per l’ex presidente.

Poi, al di fuori del marasma MAGA, ci sono gli indipendenti, i non affiliati a nessuno dei due partiti. Le recenti primarie nel New Hampshire, vinte da Donald Trump, mostrano alcuni dati interessanti: tra di loro, la maggior parte ha scelto Nikki Haley, per esempio. Chissà in quanti sceglieranno Biden? Saranno loro, molto probabilmente, a fare il buono e il cattivo tempo in politica.

Anche i democratici, a modo loro, hanno subito dei cambiamenti radicali. Il grande partito democratico degli Stati Uniti, quello di Kennedy, di Obama e adesso di Biden, è come un grande dinosauro lento, ma inesorabile. I vecchi, sani principi di uguaglianza, di diritti, di interventi pubblici per chi ha più bisogno, di risorse per l’istruzione, l’ambiente, per le minoranze sono sempre lì, inattaccabili. Ma all’interno di questa macchina si è fatto strada un gruppo sempre più numeroso di estrema sinistra (lo so, fa ridere in America). Sono quelli che appoggiano il politically correct più estremo e il movimento woke; quelli che scendono in piazza, quelli che supportano una società gender fluid. Sono quelli impegnati. Sono i figli di Bernie Sanders, per dire: giovani laureati, che hanno famiglie benestanti e che hanno voglia di crearsi uno spazio loro, con i loro principi e che sperano di influenzare il resto del partito, il resto dell’America. Non sono chiassosi, non indossano nessuna divisa, non emulano nessuno, ma ci sono, e stanno influenzando diversi settori della cultura e della società americane, tentando disperatamente di oliare l’America, renderla più fluida, più simpatica e molto, molto più giovane.

Siamo di fronte a un’America divisa profondamente e che se mai si dovesse trovare faccia a faccia nelle piazze, farebbe un po’ paura. Qualcuno dice che la rivoluzione civile è dietro l’angolo. Per ora facciamo molta attenzione a cosa succederà a novembre. E incrociamo le dita.

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