venerdì, Giugno 14, 2024

I glitch nella realtà tra teorie e dibattito scientifico

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Persino Eugenio Montale, una volta, si è chiesto: cosa accadrebbe se la realtà glitchasse? In una poesia della raccolta Ossi di seppia (nel 1925: prima dei videogiochi e dei supercomputer) il premio Nobel si domandava: se, passeggiando, mi voltassi e trovassi il nulla? La risposta: “Poi, come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto / alberi, case, colli per l’inganno consueto. / Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto / tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto”. L’immagine di uno schermo su cui, in una frazione di secondo, dopo il nulla il paesaggio ricompare è antesignana di un qualsiasi videogioco: nel mondo del gaming, quest’anomalia dipende da un errore di visualizzazione grafica (di rendering, in gergo tecnico) ed è fastidiosa, ma innocua. La definizione di glitch però è più ampia e consiste nel comportamento anomalo di un software, qualcosa che “non funziona come dovrebbe” nell’economia di una simulazione.

Le teorie su Reddit

Nell’ultimo decennio è diventata sempre più popolare su Internet l’idea che anche la nostra realtà possa glitchare. Il subreddit “Glitch_in_the_Matrix”, in cui vengono raccontati episodi apparentemente inspiegabili nella vita quotidiana degli utenti, ha più di un milione di iscritti; su TikTok, i video più cliccati sull’argomento superano i tre milioni di like. Il subreddit, in particolare, viene aggiornato continuamente, almeno un paio di volte al giorno, con storie di salti temporali o di oggetti che spariscono, si sdoppiano o cambiano temporaneamente. Una ragazza giura di aver trovato in casa sua una seconda coppia di Airpods che non solo non appartengono a nessuno dei suoi amici, ma che vengono riconosciute dal suo cellulare con lo stesso nome delle sue; un’altra racconta di essersi svegliata alle nove di mattina, riaddormentata e poi svegliata di nuovo alle sette della mattina dello stesso giorno. Su TikTok, un utente mostra come la lampada del salotto sia spenta, mentre nel riflesso di un vetro sembri accesa.

Se un glitch è un malfunzionamento dentro una simulazione, e c’è chi crede che la realtà possa glitchare, non potrebbe allora essere una simulazione anche la realtà in cui viviamo?

Cosa dice la comunità scientifica

In uno studio del 2019, in “Glitch in the Matrix: Urban Legend or Evidence of the Simulation?”, il transumanista russo Alexey Turchin e l’informatico russo Roman Yampolskiy hanno classificato in una tabella i glitch più comuni su Reddit, cercando di stabilire se possano essere sintomo di un’effettiva realtà simulata o una semplice leggenda metropolitana. Yampolskiy e Turchin si occupano entrambi di simulazioni e intelligenza artificiale: il primo lavora nella cybersecurity e crede nella necessità limitare lo sviluppo dell’Ai, il secondo è conosciuto per le sue ricerche sull’immortalità digitale. Secondo lo studio, nella maggior parte dei casi non esistono prove di questi glitch, “e il fenomeno potrebbe spiegarsi con un mix di bufale, creepypasta [racconti diffusi online e inventati appositamente per essere inquietanti, ndr], coincidenze e diverse forme di bias cognitivi”. Inoltre, la percezione della probabilità di un evento da parte della gente comune è spesso abbastanza lontana da quella reale, così che eventi normali o classificabili solo come curiosi possono apparire incredibili.

L’ipotesi che la realtà di ogni giorno consista in una simulazione non è però esclusiva di una nicchia di utenti su internet, e non dipende solo da una cattiva comprensione popolare delle distribuzioni di probabilità di un evento: nell’ultimo decennio l’idea è diventata sempre più dibattuta, nella scienza come nella filosofia. Molti fisici, tra cui Carlo Rovelli, ritengono l’idea assurda, pseudoscienza. In un video per la casa editrice Penguin, per esempio, Rovelli scoppia a ridere e commenta: “Non ha senso. Perché il mondo dovrebbe essere una simulazione? Il mondo è il mondo”. Altri studiosi, come il professore di fisica Melvin Vopson, sono più possibilisti e ritengono che non esistano ancora gli strumenti per distinguere una realtà simulata da una non-simulata. In un articolo pubblicato lo scorso mese di ottobre, Vopson ha proposto una nuova legge della fisica che, se si rivelasse corretta, spiegherebbe perché l’universo tende alla simmetria: la simmetria, spiega Vopson, comporta infatti minore quantità d’informazione veicolata. Ciò, aggiunge, potrebbe essere una traccia del fatto che il nostro universo sia una simulazione: per una realtà di tali dimensioni, sarebbe necessario ottimizzare e comprimere i dati, “per ridurre l’enorme potenza computazionale e lo spazio di archiviazione richiesti”.

Melvin Vopson ha proposto la “seconda legge dell’infodinamica”, che potrebbe essere un indizio a supporto dell’ipotesi sul nostro universo

Anche il divulgatore scientifico Neil deGrasse Tyson ed Elon Musk, affidandosi a una teoria elaborata nel 2003 dal filosofo Nick Bostrom, sono convinti che vivere in una simulazione sia una possibilità concreta. In sostanza, Bostrom si chiede: tra tutte le realtà simulate passate, presenti e future, quanto è ragionevole supporre che proprio la nostra sia la realtà non simulata? Comunque, secondo il filosofo australiano David Chalmers, nel caso in cui l’ipotesi dovesse rivelarsi corretta il mondo non cambierebbe molto. Dal momento che tutto ciò che avremmo mai vissuto sarebbe simulazione, infatti, non sarebbe per questo meno reale per noi: “Se davvero siamo in una simulazione, tavoli e sedie non sono illusioni ma oggetti perfettamente reali: sono oggetti digitali fatti di bit”.

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