venerdì, Giugno 14, 2024

Apple, perché gli sviluppatori di app sono in rivolta

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Per farlo, però, gli sviluppatori devono sottoscrivere nuove condizioni commerciali. Secondo Pfau, questi termini includono restrizioni che svantaggiano le aziende che si allontanano dallo status quo. Se Tuta dovesse sfruttare il nuovo sistema, per esempio, gli iPhone emetterebbero avvisi – noti ai critici come “scare screen” – per notificare agli utenti possibili rischi di sicurezza legati all’uso di sistemi di pagamento che non vengono gestiti da Apple. In base ai test condotti da Tuta , Pfau stima che queste allerte dissuaderebbero il 50% degli utenti dal procedere con un acquisto.

E anche se permettono a Pfau di offrire Tuta in un app store alternativo a quello di Apple, le nuove condizioni espongono comunque l’azienda a una “tassa sulla tecnologia di base ogni volta che l’applicazione viene scaricata, o aggiornata più di un milione di volte in un anno. Pfau sottolinea che a fronte di circa 100mila abbonati paganti, Tuta potrebbe non dover pagare questa tassa nel primo anno. “Ma stiamo crescendo – continua –, e quindi dovremo sicuramente pagarla nei prossimi due anni“.

Per aziende come la svedese Spotify, tuttavia, la tassa sui download rappresenterebbe un un problema più immediato. “Con una base di installazioni su dispositivi Apple in Europa che si aggira intorno ai 100 milioni, questa nuova tassa su download e aggiornamenti potrebbe far salire alle stelle i costi di acquisizione di nuovi clienti, potenzialmente decuplicandoli – ha dichiarato l’amministratore delegato di Spotify Daniel Ek su X –. Nonostante Apple si comporti male da anni, quello che ha fatto ieri rappresenta un nuovo punto basso persino per loro“.

Scelta obbligata

Per questo motivo il servizio di streaming musicale, come altre applicazioni, ritiene di non avere altra scelta se non quella di attenersi all’accordo attuale, ha spiegato Ek in una telefonata con gli investitori la scorsa settimana. Questo significa continuare a pagare le commissioni ad Apple e rendere disponibile la propria app per iOs esclusivamente nell’App Store del gigante. “Nessuno sviluppatore sano di mente vuole scegliere una qualsiasi delle nuove condizioni“, ha dichiarato Ek. Per Spotify rimanere fedeli al sistema attuale, ha aggiunto Ek, significa perdere i ricavi derivanti dagli acquisti di prodotti come gli audiolibri – uno dei nuovi focus della piattaforma – dall’app dell’azienda. A quanto pare, infatti, Spotify non vende audiolibri nella sua app iOs proprio per evitare le commissioni di Apple. “Quindi alcune delle cose più innovative che vorremmo fare, al momento sono limitate nell’ecosistema iOS”, commenta l’ad della società.

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