lunedì, Aprile 22, 2024

Past Lives – Recensione

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A Seoul vivono due anime, Nora e Hae Sung. Hanno entrambi 12 anni e nei momenti di vita scolastica insieme o negli attimi di conoscenza si crea tra loro un legame quasi inscindibile. Quasi appunto, perché Nora si trasferisce a Toronto con la famiglia per esigenze lavorative dei genitori, il padre regista, la madre artista. Passano dodici anni. Nora fa la sceneggiatrice e scrittrice, vive a New York e sente che la sua esistenza è realizzata. Hae Sung, dal canto suo, vive la vita di un maschio coreano: fa il servizio di leva e studia ingegneria in una buona università, ottenendo discreti risultati. Il caso li riavvicina tramite Skype, però nonostante la voglia di sentirsi e vedersi, non si dichiarano, anzi il solco della separazione tra i due diviene ancora più netto quando il ragazzo manifesta a Nora che vede la sua vita proiettata tra Seoul e la Cina, mentre lei stabilmente a New York. Passano altri dodici anni. Nora ha sposato Arthur, scrittore, e vivono insieme nella Grande Mela. Hea Sung vive con i genitori a Seoul, è single. Un giorno, però, decide di volare verso l’America per incontrare Nora.
La domanda è la seguente: perché i due protagonisti non si dichiarano? Perché uno dei due non dice all’altro che prova un sentimento forte, vero, reale e che il dolore della lontananza è forte? Soprattutto Hae Sung (Teo Yoo) che appare il più fragile e il più compromesso da questa lontananza, perché non manifesta i suoi sentimenti nei confronti di Nora (Greta Lee), il suo desiderio di trascorrere la vita con lei? Forse osservare le dinamiche dei due personaggi con occhi troppo occidentali non è il punto di vista migliore, forse in Past Lives oltre che di una storia d’amore inespressa, si parla anche di differenze di culture, quella coreana e quella occidentale, di mondi molto separati. La giovane regista Celine Song, alla sua opera prima, incardina il suo film (che profuma molto di autobiografico in quanto la vita di Nora è molto simile alla sua) sulle contrapposizioni, sui bivi a partire proprio dalla scena che inquadra i giovani Nora e Hae Sung prendere due strade diverse nell’ultimo saluto prima del trasferimento a Toronto della ragazza. Un’altra opposizione è visibile tra le due città, New York e Seoul che non solo appaiono come i differenti contesti di vita dei protagonisti, ma anche due metropoli lontane per architettura, urbanistica e stile di vita, come si può notare nelle inquadrature che la regista gli dedica. Poi in antitesi, quasi, ci sono proprio i due protagonisti che incarnano una contrapposta visione su come interpretare la vita. Nora è risoluta, ambiziosa e caparbia; il suo sguardo è determinato e fissato sull’obiettivo, come la sua caratterizzazione estetica in cui i capelli, soprattutto quando è ragazza, sono tagliati simmetricamente e i lineamenti del suo volto sono illuminati così da sembrare volitivi e taglienti. Hae Sung è l’opposto. Sguardo basso, timido, impacciato, scoraggiato, dolce nonostante il suo corpo diventi possente anche perché si sobbarca quello che la società coreana gli impone di essere. E qui sta la differenza più grande che esprime la regista, la differenza culturale tra i due: l’una molto occidentale/americana e l’altro profondamente coreano. Eppure quando Nora vede su Skype prima e incontra poi a New York Hae Sung sembra dimenticare di essere a tutti gli effetti americana per lasciare che il suo essere e la sua estetica si amalgamino a quelli del ragazzo a cominciare dal riprendere a parlare la lingua coreana. In questa vicinanza la donna riscopre l’Hae Sung a cui era avvicinata da ragazzina. Lei stessa quando è adolescente, parlando con la madre di Hae Sung lo definisce: «virile, come i coreani». Nora, poi, riprende la stessa definizione quando parla con il marito, Arthur (interpretato da John Magaro) a seguito dell’incontro a New York con Hae Sung. Quest’ultimo, successivamente, appare al marito di lei virilmente maschio: alto, possente, vigoroso per quanto mantenga quello sguardo triste e docile che l’ha sempre contraddistinto. Al contrario Arthur sembra mingherlino, di media statura, quasi soffocato dal corpo di Hae Sung. I contrasti e le contrapposizioni, però, non finiscono. La sera dopo il primo incontro newyorkese tra i due protagonisti, nel letto la donna e Arthur si confrontano su Hae Sung e l’uomo, con un evidente imbarazzo, lo definisce privilegiato rispetto a lui perché la storia che unisce la moglie a Hea Sung ha un valore più profondo e sentito sentimentalmente rispetto alla loro, il cui matrimonio sembra molto più legato all’ottenimento della green card per la cittadinanza americana per Nora. In queste inquadrature in primissimo piano la regista gioca sul contrasto della fisionomica tra il volto di Nora e di quello di Arthur come a sottolineare una differenza netta nei lineamenti e nella differenza culturale che da quel momento del film in avanti appare tra i due più profonda. E quindi perché Nora e Hae Sung non si dichiarano? Perché non hanno il coraggio di esprimere i loro sentimenti? La risposta forse sta proprio nella cultura coreana e nel modo in cui, stando a essa, due persone si devono incontrare. Perché secondo la tradizione coreana forse per i due protagonisti non è il momento giusto per le loro vite (passate e future) per stare insieme. Celine Song, infatti, inserisce appunto questo elemento narrativo per giustificare la mancanza di coraggio che impedisce loro di dichiarasi e quindi i protagonisti sono destinati a stare separati, a contrapporsi, a stare lontani, nonostante dimostri il contrario il pianto di Nora esploso tra le braccia di Arthur dopo aver salutato Hae Sung.

Past Lives, pertanto, si presenta agli occhi dello spettatore come un film sulle diverse identità geografiche e culturali, sulle distanze incolmabili, sui riavvicinamenti che non portano a nulla, come anche sulle scelte e anche un po’ sulla predestinazione. Nora era predestinata ad abbracciare una filosofia di vita meno restrittiva di quella coreana che invece sposa, con qualche sofferenza, Hae Sung. E per questo la donna lo condanna, ma allo stesso tempo è ciò che la affascina e la tiene legato a lui. Quindi Past Lives è anche una storia d’amore narrata con semplicità e misura che non eccede mai nel dramma come nella gioia. Anzi proprio questa distanza usata dalla regista crea una certa empatia soprattutto con il personaggio di Hae Sung, interpretato da Teo Yoo con grande attenzione alle sfumature emotive, tanto quanto Greta Lee fa con il personaggio di Nora. Past Lives però, alla fine, è anche un film che non presenta una chiara definizione di ciò che vuole essere cinematograficamente. Le chitarre arpeggiate, gli archi stridenti, gli sguardi rubati tra i due protagonisti, le passeggiate a New York, i carrelli laterali come le inquadrature in primissimo piano avvicinano la pellicola a uno stile cinematografico molto americano, mentre le inquadrature silenziose e fisse immerse nel rumore dello sfondo portano Celine Song verso un tipo di cinema più orientale. Quale dei due stili vuole abbracciare la regista che messi insieme non appaiono in perfetta sintonia, anzi in netta contrapposizione? Appunto, anche questa è una contrapposizione e allo stesso tempo il vero limite o il vero pregio del film. 

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