lunedì, Giugno 24, 2024

Dune – Parte 2 completa il film di fantascienza più radicale dei nostri anni

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È davvero difficile rimanere indifferenti di fronte all’inizio di questo secondo film che completa la trasposizione del primo romanzo della saga di Dune. In una scena di attacco e difesa in cui i Fremen, popolazione indigena del pianeta sabbioso Arrakis a cui si sono uniti gli ultimi rimasti del nobile casato Atreides, attaccano e sabotano la raccolta della preziosa spezia, c’è un’unione di spettacolarità da cinema di grande incasso americano ed elevazione artistica da grandissimo regista di colori, design e soprattutto tempi e stasi di Villeneuve. È davvero difficile non essere subito trasportati da questo ritmo non per forza concitato ma sempre teso, fatto di soldati che levitano, di arancioni, visioni, sabbie e contaminazione di mistico e secolare, ma soprattutto dall’unione di audio e visivo che generano un senso dell’atmosfera lontana ed esotica della fantascienza, con un senso del pericolo avventuroso eccitante.

È la cifra di tutta questa seconda parte del racconto (abbastanza fedele al romanzo) di Dune, in un film che non cambia niente rispetto al primo, ha la medesima impostazione narrativa e visiva, la stessa concentrazione sul risultato e sul tenere insieme una visione realmente senza compromessi e la necessità di creare un blockbuster che possa appassionare un pubblico molto vasto e non per forza interessato alla forma del cinema. A farlo ci pensa la capacità di Villeneuve di creare gravitas, cioè quel senso di peso specifico che ogni evento ha nel film e che passa dal contrasto tra grande e piccolo, le immensità del deserto, la vastità degli stadi, le altezze degli interni e la piccolezza degli uomini che si muovono tra mezzi o vermoni giganti pilotandoli, guidandoli o abbattendoli, affermando cioè il loro dominio sulle cose più titaniche.

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