lunedì, Giugno 17, 2024

Satellite in caduta sulla Terra, perché non c'è da preoccuparsi

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Un satellite dell’Agenzia spaziale europea (Esa), lanciato nel 1995, sta ritornando verso la Terra in una caduta non controllata che lo porterà a impattare l’atmosfera attorno alle 16.41 di mercoledì 22 febbraio. A quel punto, il satellite comincerà a rompersi e la gran parte dei suoi detriti dovrebbe bruciare completamente molto prima di raggiungere la superficie terrestre. In ogni caso, la caduta dei detriti rimasti dovrebbe comunque avvenire in condizioni di assoluta sicurezza nel mezzo dell’oceano Pacifico. Non ci sono quindi motivi per preoccuparsi, tanto che le autorità non hanno sollevato specifiche allerte.

Quando è stato lanciato quasi 30 anni fa, il satellite ERS-2 dell’Esa era “il più sofisticato veicolo spaziale della terra mai sviluppato e lanciato dall’Europa” e ha dato un contributo pionieristico alla comprensione della crisi del clima e dei cambiamenti climatici indotti dalle attività umane. “Ci ha fornito nuove conoscenze sul nostro pianeta, sulla chimica dell’atmosfera, sul comportamento degli oceani e sugli effetti dell’attività umana sull’ambiente” ha spiegato Mirko Albani, responsabile del programma spaziale dell’Esa.

Durante la sua permanenza in orbita, ERS-2 ha raccolto migliaia di dati, liberamente accessibili tramite l’Heritage space programme dell’Esa, che servono come metro di paragone a lungo termine per confrontare le variazioni climatiche del pianeta. Oltre ai dati, il satellite ha anche scattato tantissime immagini della superficie terrestre che possono essere osservate e scaricate gratuitamente dal sito dell’Esa.

La storia del satellite ERS-2 (Immagine: Esa)

Le manovre per portarlo fuori dall’orbita

La missione di ERS-2 è terminata nel 2011 e l’Esa ha deciso di farlo deviare dalla propria orbita, insieme ad altri vecchi satelliti, per ridurre la quantità di oggetti presenti nell’ambiente spaziale. Tra luglio e agosto 2011, gli operatori del controllo missione dell’Esa hanno pianificato e condotto 66 manovre di deorbitaggio, che hanno consumato tutto il carburante rimanente nel satellite e posizionato l’ERS-2 in una rotta di collisione verso l’atmosfera terrestre.

A settembre 2011, gli operatori hanno anche svuotato completamente o messo in sicurezza le batterie e i sistemi pressurizzati, per evitare una sua esplosione prima del raggiungimento dell’atmosfera, che avrebbe riempito di detriti l’orbita terrestre, e il rientro di materiali tossici o radioattivi nell’atmosfera. Così, ormai primo di carburante e batterie ERS-2 si avvia a una caduta descritta come “naturale” o incontrollata, in quanto gli operatori non possono più impartire alcun comando al satellite per modificarne la traiettoria.

Il suo rientro fa parte della politica di mitigazione dei detriti spaziali dell’Esa, approvata nel 2008 e in continuo aggiornamento. Oggi quasi tutte le missioni in orbita sono progettate per effettuare rientri controllati entro la fine del ciclo vitale dei satelliti, così da dare agli operatori la possibilità di direzionare con precisione il loro rientro a casa. Una volta a contatto con l’atmosfera terrestre, ERS-2, come tutti gli altri satelliti, comincerà a rompersi e i suoi pezzi verranno bruciati nella discesa, lasciando solo alcuni piccoli frammenti a continuare la discesa nell’oceano Pacifico.

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