venerdì, Giugno 21, 2024

Ambientalisti, l'Onu bacchetta l'Europa

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Le Nazioni Unite hanno intimato ai paesi europei di porre fine alla repressione e alla criminalizzazione delle proteste pacifiche degli ambientalisti, definendo le politiche attuate finora contro gli attivisti climatici una minaccia verso la democrazia e i diritti umani. Al contrario, gli stati dovrebbero lavorare per adottare urgentemente misure capaci di ridurre le emissioni inquinanti e limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi, in linea con gli Accordi di Parigi sul clima.

È in questo modo che Michel Forst, il relatore speciale delle Nazioni Unite sui difensori dell’ambiente, ha bacchettato le democrazie europee nel suo rapporto ufficiale, arrivato a conclusione di un’indagine durata un anno sulle repressioni di stato subite dagli ambientalisti in Regno Unito, Germania, Danimarca, Paesi Bassi, Spagna e Portogallo. Grazie alle testimonianze raccolte in questi paesi, Forst ha documentato molestie, brutalità e abusi di potere da parte delle forze dell’ordine, nei confronti degli attivisti e dei giornalisti inviati a raccontare le proteste.

Cosa dice il rapporto

In particolare, sottolinea l’uso di spray urticanti contro manifestanti, sia adulti che minorenni, l’uso di prese dolorose, sequestri di effetti personali, arresti sommari, raid mattutini da parte di unità antiterrorismo, agenti sotto copertura infiltrati tra i gruppi e, più in generale, l’impiego di tattiche usate contro la criminalità organizzata. Violazioni dei diritti civili che sono state accompagnate da un’azione legislativa volta a giustificarle, così come da etichette che mirano a screditare gli ambientalisti o ad associarli a organizzazioni pericolose, come la cosiddetta legge sugli eco-vandali in Italia o l’inserimento di Extinction Rebellion sotto la denominazione di terrorismo internazionale” in Spagna.

E tutto questo accade in nazioni che hanno ratificato la Convenzione di Aarhus, il trattato internazionale volto a garantire all’opinione pubblica il diritto alla trasparenza e alla partecipazione nei processi decisionali in materia ambientale, che comprende anche il diritto alla protesta pacifica. Tuttavia, il quadro generale tracciato da Forst indica come la risposta dei governi di tutta Europa sia andata nella direzione opposta, reprimendo la libera espressione del dissenso, invece che permetterlo e proteggerlo, arrivando addirittura alla criminalizzazione e alla denigrazione mediatica e politica degli ambientalisti.

L’emergenza ambientale che stiamo affrontando collettivamente, e che gli scienziati documentano da decenni, non può essere affrontata se coloro che lanciano l’allarme e chiedono azioni incisive vengono criminalizzati per questo. L’unica risposta legittima all’attivismo ambientale pacifico e alla disobbedienza civile è che le autorità, i media e il pubblico si rendano conto di quanto sia essenziale per tutti noi ascoltare ciò che hanno da dire i difensori dell’ambiente”, ha detto ancora Forst.

Il relatore ha poi sottolineato come, fino a questo momento, i governi abbiano continuato a “prendere decisioni che contraddicono direttamente le chiare raccomandazioni degli scienziati”, per affrontare la crisi del clima, e che il loro “fallimento” nel seguire politiche adeguate non farà altro che portare a sempre nuove e maggiori proteste e azioni dirette da parte degli attivisti.

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