venerdì, Giugno 21, 2024

I papiri egiziani conditi con il wasabi si conservano meglio

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Oltre che per accompagnare il sushi, il wasabi potrebbe essere utilizzato in futuro per conservare i papiri. Un gruppo di studiosi guidato da Hanadi Saada, del centro di conservazione del Grand Egyptian Museum, ha infatti esaminato la possibilità di usarlo per sconfiggere, quando presenti, le contaminazioni fungine che rischiano di distruggere i papiri dipinti dagli antichi egizi. Gli esperimenti sono stati effettuati su “modelli” di papiro creati ad hoc per lo studio, e i risultati, pubblicati sul Journal of Archaeological Science, sembrano promettenti.

Conservare i papiri

A causa del loro metabolismo molto versatile, spiegano gli autori dello studio, i funghi sono fra i principali contaminanti delle superfici ricoperte da vernice, e costituiscono quindi uno dei problemi per la conservazione dei papiri dipinti migliaia di anni fa dagli antichi egizi. Allo stesso tempo, non è banale trovare sostanze poco tossiche per l’ambiente e per gli esseri umani che siano in grado di contrastare la contaminazione senza aggredire i colori o la struttura stessa dei papiri. Questi ultimi vengono tipicamente conservati all’interno di teche sigillate o, come racconta a New Scentist Jessica Byler del Penn Museum in Pennsylvania (Stati Uniti), in appositi contenitori rivestiti di materiale assorbente, in modo da tenere sotto controllo l’umidità e, di conseguenza, la possibile proliferazione di microrganismi. Tuttavia, prosegue Byler, i metodi preventivi possono non essere sempre efficaci, e, secondo gli autori della presente ricerca, gli studi sul tema della biodegradazione dei papiri scarseggiano.

Lo studio

Il gruppo di ricercatori si è chiesto quindi se fosse possibile trovare un metodo green e al tempo stesso non troppo aggressivo per risolvere questo problema. Ora, si dà il caso che la Wasabia japonica, pianta appartenente alla famiglia delle Brassicaceae e dalla cui radice si ottiene la pasta comunemente nota come wasabi, produca delle sostanze con attività antimicrobica per difendersi dai patogeni. Queste stesse sostanze (gli isotiocianati) sono anche responsabili del forte sapore del wasabi.

I ricercatori, che stanno studiando le proprietà del wasabi già da tempo, hanno quindi creato delle riproduzioni di papiri utilizzando materiali e colori che mimino i manufatti originali, in modo da non rischiare di compromettere i reperti reali. Per simulare l’invecchiamento, i papiri “artificiali” sono stati esposti alla temperatura di 100 gradi centigradi per 120 giorni. Questo trattamento termico corrisponderebbe a circa mille anni di invecchiamento in condizioni naturali. Dopodiché, i papiri sono stati volontariamente contaminati con diverse specie di funghi precedentemente riscontrate su antichi papiri. Infine, i ricercatori hanno posto i papiri invecchiati e contaminati di fianco a una pasta ottenuta mescolando wasabi in polvere con acqua distillata. Le analisi chimiche, microbiologiche e meccaniche hanno rivelato che dopo 3 giorni, grazie alle sostanze volatili rilasciate dal wasabi, le contaminazioni fungine erano completamente scomparse dai papiri, lasciando intatti i pigmenti che erano stati utilizzati per dipingerli.

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