venerdì, Giugno 14, 2024

OpenAI, perché la causa di Elon Musk non sta in piedi

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In passato, inoltre, è stato lo stesso Musk a usare definizioni di Agi in cui GPT-4 non rientrerebbe. Nel dicembre 2022, poco dopo aver dichiarato che ChatGPT era un sistema “spaventosamente valido“, l’imprenditore ha suggerito che un algoritmo avrebbe dovuto “inventare cose incredibili o scoprire una fisica più profonda” per meritare l’appellativo di intelligenza artificiale generale. “Non vedo ancora questo potenziale”, aveva aggiunto nell’occasione.

La prima versione di ChatGPT è stata costruita sulla base di un modello di intelligenza artificiale chiamato GPT-3. Insieme a GPT-4, che oggi alimenta la versione premium di ChatGPT, il sistema l’ultimo di una serie di programmi sperimentati da OpenAI, noti come Llm o modelli linguistici di grandi dimensioni. Gli Llm imparano a prevedere le parole che dovrebbero seguire una determinata stringa di testo allenandosi su enormi quantità di testo provenienti dal web, da libri e da altri fonti. Nonostante GPT-4 e i suoi rivali, come Gemini di Google, abbiano stupito i ricercatori di AI per la loro flessibilità e la loro potenza, rimangono inclini a falsificare le informazioni, a dire cose inopportune o comportarsi in modo confuso e incoerente.

Tesi poco solide

Il riconoscimento di GPT-4 come una forma di Agi è un aspetto centrale nella causa di Musk. Rappresenta la base su cui il miliardario fonda la tesi che OpenAI avrebbe violato le idee con cui è stata fondata e che il ramo a scopo di lucro dell’azienda ha infranto il proprio accordo di licenza con Microsoft, che prevede che il colosso possa ricevere solo tecnologia “pre-Agi“.

Mark Lemley, professore alla Stanford Law School, ha dei dubbi sia sulla teoria di Musk che sui fondamenti legali della causa in generale. Anche se OpenAI sembra effettivamente diventata meno aperta e più orientata al profitto, non è chiaro come la situazione conferisca a Musk il diritto di avanzare rivendicazioni.

In particolare, la denuncia non cita alcun contratto tra Musk e l’azienda, né quali diritti avrebbe per far valere tali principi o per ottenere il rimborso dei suoi soldi – afferma Lemley –. Se tali documenti esistessero, mi aspetterei che venissero messi in evidenza nella denuncia“. Pur facendo riferimento a un “accordo fondativo“, la causa cita solo un’email tra Musk e Altman che precede la creazione di OpenAI e l’atto costitutivo della società, ma non un contratto specifico.

Ma l’azione legale potrebbe rivelarsi poco solida anche per altre ragioni, a partire dalle affermazioni relative alla creazione di un ramo a scopo di lucro da parte di OpenAI. Nonostante questa struttura sia insolita per un’azienda tecnologica, la società guidata da Sam Altman non è certo l’unica a essere strutturata in questo modo.

Sono davvero scettico sul fatto che il caso abbia dei meriti o qualche possibilità di successo – chiosa Samuel Brunson, preside associato della Loyola University di Chicago che insegna diritto delle organizzazioni no-profit –. Musk sostiene che la ricerca di profitti da parte di OpenAI […] abbia fatto sì che l’azienda smettesse di essere un’organizzazione no-profit. Ma è semplicemente falso“.

Questo articolo – a cui ha contribuito anche Paresh Dave – è apparso originariamente su Wired US.

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