venerdì, Giugno 14, 2024

Economia di guerra, come funziona quella dell'Europa

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La Commissione europea ha presentato la prima strategia industriale di difesa a livello comunitario. Un piano da “economia di guerra”. La mossa rappresenta una pietra miliare della politica estera europea, nata in reazione alle minacce poste dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e al crescente bellicismo di Mosca. Prevede di aumentare la preparazione alla guerra, con sussidi per far crescere la capacità produttiva, accumulare scorte, incoraggiare gli investimenti e uno stretto coinvolgimento dell’Ucraina.

La Strategia industriale di difesa europea (European defence technological and industrial base) delinea un piano decennale per garantire la disponibilità e il rifornimento tempestivo di prodotti per la difesa, in grado di tutelare l’Unione e i suoi partner dalle minacce esterne. In particolare, la Strategia mira a velocizzare e migliorare gli investimenti degli stati membri coordinandoli a livello comunitario.

Per farlo, la Commissione prevede sovvenzioni per motivare la cooperazione nel settore, sostenere l’industrializzazione e il rafforzamento della crescita industriale del blocco, nonché misure specifiche per garantire un regime di sicurezza per le forniture. Come detto dal commissario per il Mercato interno, Thierry Breton, a Euractiv la strategia segna l’ingresso dell’Unione europea a una “modalità di economia di guerra”.

Cosa cambia, in pratica

A livello pratico, la strategia prevede di incentivare la cooperazione tra stati nella fase di approvvigionamento dei sistemi di difesa, garantire la disponibilità immediata dei prodotti necessari “in qualsiasi circostanza e orizzonte temporale”, attraverso maggiori investimenti in ricerca e sviluppo e produzione, e assicurare che i bilanci nazionali e dell’Unione riescano a sostenere l’adattamento dell’industria europea della difesa al nuovo contesto di sicurezza.

Inoltre, con un cambio di direzione che trasforma radicalmente l’approccio europeo alle politiche di difesa avuto fino a questo momento, la Strategia prevede di riformare l’attuale politica di prestito della Banca europea per gli investimenti, aprendola anche al settore degli armamenti. Infine, si rafforzeranno i legami con l’Ucraina, permettendo la sua partecipazione alle iniziative industriali europee e stimolando la cooperazione tra l’Unione e le industrie di difesa ucraine, e si rafforzerà la cooperazione con gli altri membri della Nato.

Per raggiungere gli obiettivi posti dalla strategia di “economia di guerra”, gli stati membri dovranno acquistare congiuntamente almeno il 40% delle attrezzature per la difesa entro il 2030, rendere gli scambi commerciali interni nel settore della difesa pari al 35% del valore dell’intero mercato della difesa dell’Unione, sempre entro il 2030, e spendere almeno il 50% dell’intero budget per la difesa all’interno dell’Unione entro il 2030 e almeno il 60% entro il 2035.

Inoltre, la strategia prevede di mobilitare 1,5 miliardi di euro del bilancio europeo tra il 2025 e il 2027 e mettere a disposizione un nuovo quadro normativo, la Struttura per il programma di armamento europeo, per facilitare e incrementare la cooperazione degli stati membri in materia di equipaggiamenti di difesa. Infine, la Strategia istituirà una struttura di governance, il Defence industrial readiness board, in cui gli Stati membri siano pienamente coinvolti, per garantire la coerenza generale dell’azione europea nel settore dell’industria della difesa.

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