lunedì, Giugno 17, 2024

Violenze sessuali del 7 ottobre in Israele e in Cisgiordania, cosa dice il primo rapporto Onu

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L’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) ha pubblicato il suo primo rapporto sulle violenze sessuali compiute da Hamas e altre milizie radicali in Israele, lo scorso 7 ottobre, e da Israele nei territori palestinesi occupati della Cisgiordania e contro i prigionieri palestinesi. La missione diretta da Pramila Patten, rappresentante speciale per conto dell’Onu per la violenza sessuale nei conflitti, ha individuato “ragionevoli motivi per credere” che tali violenze siano state compiute durante l’attacco del 7 ottobre e raccolto testimonianze di abusi da parte dell’esercito e dei coloni israeliani in Cisgiordania.

Il rapporto non rappresenta una missione investigativa indipendente dell’Onu, ma una visita ufficiale in Israele e nella Cisgiordania occupata, volta alla verifica delle informazioni raccolte dalle autorità israeliane e palestinesi. Patten, accompagnata da nove esperti, ha condotto 33 incontri con rappresentanti israeliani e 34 interviste confidenziali con sopravvissuti, testimoni, soccorritori e ostaggi liberati, esaminato più di 5 mila foto e 50 ore di filmati riguardanti il 7 ottobre. Inoltre, ha incontrato rappresentanti dell’Autorità nazionale palestinese, che governa la Cisgiordania, rappresentanti della società civile, organizzazioni non governative e 4 prigionieri palestinesi recentemente rilasciati da Israele.

Le violenze di Hamas

Nel contesto dell’attacco coordinato di Hamas e altri del 7 ottobre, il team della missione Onu ha riscontrato ragionevoli motivi per credere che la violenza sessuale legata al conflitto si sia verificata in più luoghi, compresi stupri e stupri di gruppo in almeno tre località nel sud di Israele. Non tutte le accuse di stupro sono state verificate e, secondo il comunicato stampa ufficiale, la vera portata delle violenze commesse potrebbe “richiedere mesi o anni per emergere e potrebbe non essere mai completamente conosciuta”. Inoltre, “nonostante gli sforzi concertati per incoraggiare” le vittime a farsi avanti, i rappresentanti dell’Onu non sono riusciti a intervistare nessuna di loro.

Tra le informazioni “chiare e convincenti” visionate si trovano “stupri, torture, trattamenti crudeli, inumani e degradanti” che, secondo il report, potrebbero “essere ancora in corso” nei confronti degli ostaggi. Tuttavia, alcune accuse di stupro e violenza sessuale si sono rivelate “infondate”, compreso il caso ampiamente discusso e pubblicizzato da Israele relativo a una donna incinta il cui ventre sarebbe stato squarciato e il feto accoltellato.

Le violenze delle forze armate e dei coloni israeliani in Cisgiordania

Nel corso della visita nei Territori palestinesi occupati, la missione dell’Onu ha raccolto testimonianze e rapporti di trattamenti crudeli ai danni dei palestinesi detenuti da Israele e durante raid notturni in Cisgiordania. Questi comprendono violenze sessuali sotto forma di perquisizioni invasive, manipolazione o percosse dei genitali, molestie sessuali, nudità forzata e prolungata per uomini e donne anche durante i trasferimenti e gli interrogatori, minacce di stupro verso donne e membri delle famiglie, privazione dell’accesso ai prodotti per le mestruazioni e la raccolta e la diffusione senza consenso di fotografie di nudo delle donne arrestate da parte dei soldati israeliani.

Secondo le organizzazioni femminili palestinesi, sottolinea il rapporto, l’assenza di testimonianze relative a stupri dipendono da un alto livello di stigmatizzazione della violenza, norme culturali conservatrici, squilibrio di potere nel contesto dell’occupazione, intimidazioni e insicurezza subite dalle donne palestinesi.

Conclusioni

Sulla base di questi risultati, Patten ha chiesto che il governo israeliano garantisca pieno accesso a Gaza all’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani e alla Commissione di inchiesta indipendente sui territori occupati, con mandato del Consiglio per i diritti umani, così da permettere “indagini indipendenti e complete su tutte le presunte violazioni”. Ha poi esortato Hamas a rilasciare immediatamente e incondizionatamente tutte le persone ancora tenute in ostaggio e chiesto che vengano rispettati alti standard di integrità dell’informazione nel riferire e gestire i casi di violenza sessuale, dato il rischio “che la retorica incendiaria e i titoli sensazionalistici facciano aumentare le tensioni” e assieme alle pressioni mediatiche o politiche possano aggravare il trauma e la stigmatizzazione dei sopravvissuti in entrambi gli schieramenti.

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