venerdì, Giugno 21, 2024

Debito pubblico, l'Italia è campionessa in Europa

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L’Italia è ancora campionessa d’Europa, ma questa volta non c’è molto da festeggiare: nel 2024 sarà il Paese che emetterà più debito pubblico tra i grandi del continente, ben 390 miliardi di dollari di prestiti a lungo termine. Staccato il Regno Unito che chiederà al mercato 352 miliardi e la Francia ferma, si fa per dire, a 311 miliardi di dollari. A fare i conti è la banca d’affari americana S&P Global, che ha guardato tra le pieghe delle previsioni di bilancio di 31 economie avanzate europee. Il conto finale è di 1.840 miliardi di dollari di bond che finiranno nella pancia di banche e risparmiatori, un numero considerato in linea con i 1.790 miliardi del 2023 (se non fosse per il deprezzamento della valuta statunitense che costa circa 50 miliardi).

La banca d’affari americana nota che i paesi con capital market più piccoli hanno un atteggiamento prudente quando bussano alla porta per i prestiti. Cosa diversa per chi negli anni ha acquisito una certa esperienza: i tre paesi con il debito più alto in termini assoluti (Regno Unito, Francia e Italia) sono infatti tra i primi quattro per deficit nel 2024, con l’Italia che chiederà una cifra pari al 5,4% del pil, il Regno Unito al 5,2% e la Francia al 4,8%. La media dei 31 paesi al 3,1% e, sottolinea S&P Global, “dopo la pandemia, la divergenza tra il fabbisogno di tra grandi e piccoli paesi è diventata più marcata”. E non a caso quest’anno solo “tre piccoli emittenti, Cipro, Irlanda e Svizzera, hanno intenzione di ridurre il loro debito pubblico, come riflesso del loro surplus di bilancio”.

Quanto costa il debito pubblico

Emettere debito pubblico nell’immediato fa incassare una cifra considerevole per sostenere il fabbisogno pubblico, ma essendo un prestito che viene remunerato alla fine il conto è salato per i contribuenti. “I rendimenti dei bond europei sono scesi in modo significativo negli ultimi 12 mesi”, fa notare S&P Global che evidenzia la performance proprio dei titoli di Stato italiani per i quali “il rendimento a 10 anni è di 55 punti base, al di sotto del livello che aveva in questo momento nel 2023”. Una tendenza che vale anche per gli altri paesi europei, ad eccezione del Regno Unito. “Ciononostante – sottolineano gli analisti – il costo medio del servizio del debito totale è notevolmente più alto quest’anno rispetto a prima dell’inizio della stretta quantitativa”, cioè prima che la Banca centrale europea iniziasse a ridurre l’acquisto sul mercato di titoli di Stato sovrani.

“Per il 2024, prevediamo che il Regno Unito spenderà 1 punto percentuale di pil in più per il pagamento degli interessi rispetto al 2019. Si tratta dell’importo di interessi più elevato che il Regno Unito abbia da oltre due decenni, con l’eccezione del 2022, quando l’alta inflazione ha fatto salire i costi di servizio dei titoli indicizzati. Analogamente – si legge – prevediamo che l’Italia pagherà 0,8 punti percentuali in più di interessi in rapporto al pil rispetto al 2019”, una spesa che porterà la parcella totale per gli interessi sui bond italiani al 4,2% del prodotto interno lordo, “circa lo stesso importo pagato dall’Italia nel 2015”, poco sotto gli 80 miliardi.

Chi vuole comprare il debito in Europa

Una buona notizia per gli Stati europei è che “la domanda di debito pubblico rimane solida, in quanto gli operatori di mercato, comprese le famiglie, sostituiscono le banche centrali come investitori chiave, attratti da rendimenti più investitori, attratti da rendimenti più generosi”. L’Italia, in questo fa scuola: nei primi giorni di marzo si è chiusa la terza tranche del collocamento del Btp Valore, dedicato ai piccoli risparmiatori, con una raccolta che ha superato i 18 miliardi di euro, “il risultato più elevato di sempre in termini in un singolo collocamento di titoli di Stato dedicati agli investitori retail”, ha fatto sapere il ministero dell’Economia.

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