venerdì, Giugno 14, 2024

Bitcoin, e se dietro il boom ci fosse solo aria fritta?

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La febbre dei bitcoin è tornata. Il 5 marzo, il prezzo della criptovaluta ha superato il suo record storico, continuando poi la sua salita. Nel 2024 ha garantito agli investitori un rendimento superiore a quello di quasi tutti gli altri asset. Ma insieme al ritrovato entusiasmo, intorno alle forze che fanno oscillare il prezzo della moneta virtuale si stanno diffondendo anche miti e confusione.

Solo nell’ultimo mese il prezzo del bitcoin è aumentato di quasi il 70%. Nei circoli delle criptovalute questa crescita è vista come un inevitabile ritorno in auge in un processo ciclico di contrazione ed espansione economica.

Da tempo, espressioni come “numbers go up” (“i numeri crescono”) e “it’s just math” (“è semplice matematica”) sono diventati il mantra semiserio dei sostenitori delle criptovalute oltre che un insulto ironico usato dai detrattori. Dietro queste si cela però una delle più radicate convinzioni dei fan più irriducibili dei bitcoin, ovvero che l’architettura economica del sistema – che prevede un limite massimo fissato a 21 milioni di monete ed emissioni programmate – sia destinata a spingere il prezzo verso l’alto nel tempo. La scarsità dei bitcoin è vista come un antidoto all’inflazione incontrollata delle valute tradizionali, condannate a perdere di valore, e ai livelli insostenibili di debito sulle spalle dei governi di tutto il mondo.

Attualmente il prezzo dei bitcoin si aggira intorno ai 66mila euro. Alcuni sostenitori della criptovaluta come Samson Mow, amministratore delegato dell’azienda tecnologica Jan3, hanno dichiarato di aspettarsi addirittura che il suo valore raggiunga un milione di dollari nel prossimo futuro.

Questo clima di esaltazione, tuttavia, fa passare in secondo piano la necessità di interrogarsi su cosa significhi davvero attribuire un prezzo alla criptovaluta. Secondo James Angel, economista della Georgetown University specializzato in mercati finanziari, si tratta di un compito particolarmente arduo, in quanto i bitcoin sfidano i metodi di valutazione convenzionali. La criptovaluta non ha alle spalle un’azienda che ne possa analizzare le prestazioni. Non genera entrate. Non è utilizzata diffusamente per effettuare pagamenti o per uno scopo secondario di qualsiasi altro tipo. Non è nemmeno emessa da un governo. Il bitcoin, insomma, resiste a facili confronti. Ma una cosa è certa, sottolinea Angel: “Un’offerta limitata non equivale a un valore infinito“.

La nascita dei bitcoin

I bitcoin sono emersi nel 2008, sulla scia di una crisi finanziaria globale. L’asset è in risposta alla frustrazione verso i gestori dell’economia mondiale e all’atteggiamento delle grandi banche e istituzioni economiche, che con la loro ingegneria finanziaria sconsiderata hanno gettato le basi per il crollo dell’epoca.

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