venerdì, Giugno 21, 2024

PagoPa, i problemi del passaggio a Poste

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L’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) ha bocciato il piano del governo che prevede di trasferire PagoPa – la piattaforma per i pagamenti alla pubblica amministrazione – alla Zecca dello Stato, con una quota di almeno il 51%, e Poste Italiane, in una quota minoritaria al massimo del 49%. Secondo quanto riportato da un documento dell’Antitrust anticipato da Repubblica, questa proposta presenta “problematiche in termini di concorrenza“. Il governo, infatti, vorrebbe assegnare le quote di PagoPa alle Poste direttamente con un decreto, che è già stato approvato in Consiglio dei ministri e adesso si trova in Parlamento per la sua conversione in legge.

Il parere dell’Antitrust

Secondo l’Agcom, PagoPa svolgerebbe un ruolo fondamentale come punto centrale per i pagamenti digitali nel settore pubblico e quindi ha un vantaggio unico e non replicabile rispetto ad altre piattaforme private. L’articolo 20 del decreto-legge Pnrr che prevede l’ingresso di un operatore di mercato nel capitale della società pubblica attribuirebbe direttamente a quest’ultimo il privilegio associato alla piattaforma, con la conseguente partecipazione ai relativi profitti. Un fatto che l’Antitrust ritiene scorretto. Per questo motivo per il garante della concorrenza è essenziale “adottare procedure trasparenti e non discriminatorie” nel trasferire parte di questi benefici a un soggetto di mercato.

Inoltre, l’ingresso di Poste Italiane nel capitale di PagoPa potrebbe sollevare problemi significativi nel funzionamento del mercato, specialmente nel settore dei pagamenti digitali e delle notifiche digitali. Questo perché PagoPa nasce neutrale, “cioè come mero tramite” per i pagamenti. Invece la “cessione del 49% della piattaforma PagoPa si presta a minare questo carattere di neutralità”, perché Poste “è presente anche nel mercato a valle, dove opera in concorrenza con gli altri soggetti che si avvalgono della piattaforma”.

Nel decreto il governo propone di determinare il valore di PagoPa tramite una valutazione ufficiale. Secondo l’Antitrust, la valutazione ufficiale sarebbe accettabile solo se il valore determinato diventasse il punto di partenza per un’asta aperta a tutti coloro che sono interessati ad acquistare le quote di PagoPa, inclusi Poste Italiane, i suoi concorrenti e le banche stesse. Per questo la via rapida proposta dal governo non piace al garante secondo cui violerebbe “regole che costituiscono veri e propri principi fondamentali del sistema”, inclusi quelli conformi ai principi dell’Unione europea e della Costituzione italiana. Matteo Del Fante, ad di Poste, ha assicurato che “sarà garantita la riservatezza dei dati”. E ha aggiunto: “PagoPa è un circuito di pagamento sul quale siamo assestati in 409 fornitori di servizi. Non c’è alcun interesse, chiunque sia il proprietario del circuito di pagamento, a minimizzarlo. Anzi, è interesse dell’azionista far crescere i propri asset assicurando la massima riservatezza“.

Reazioni della politica

L’Antitrust non è stata l’unica a storcere il naso. Nelle scorse settimane il Partito democratico ha sollevato delle preoccupazioni riguardo alla cessione di PagoPA. Il capogruppo del Pd in commissione bilancio del Senato, Daniele Manca, ha fatto notare che l’operazione, che fa parte dei piani di privatizzazione del governo per recuperare 20 miliardi di euro nel periodo 2024-2026, ha suscitato proteste da parte di molte istituzioni finanziarie, tra cui il loro portavoce, cioè l’Abi, l’associazione delle banche italiane, che denunciano possibili violazioni delle norme sulla concorrenza.

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