lunedì, Giugno 17, 2024

Il Gpt Store si sta riempiendo di spazzatura

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A novembre dello scorso anno Sam Altman, CEO di OpenAI, ha annunciato il lancio del Gpt Store, un marketplace dedicato esclusivamente ai chatbot personalizzati creati da utenti e sviluppatori attingendo al modello linguistico di ChatGpt. Una novità che si è rivelata un’arma a doppio taglio per la compagnia, che giorno dopo giorno vede lo store popolarsi di chatbot “spazzatura” che violano il diritto d’autore con la creazione di contenuti in stile Disney e Marvel – promettendo, tra l’altro, di aggirare gli strumenti di rilevamento di contenuti generati dall’AI -. Eppure, secondo quanto affermato da OpenAI, i chatbot dello store sarebbero sottoposti a un’attenta revisione – sia umana sia automatizzata – per individuare quelli “che potenzialmente ne violano le norme”.

Ma i sistemi di moderazione del Gpt Store non sembrano funzionare come dovrebbero. Secondo quanto riportato da TechCrunch, il marketplace pullula di chatbot tratti da popolari franchise del mondo del cinema, della tv e dei videogiochi, che però non sono stati creati o autorizzati da chi ne possiede i diritti. E questo rappresenta un’enorme violazione del copyright. Ad esserne responsabile, però, non ne sarebbe OpenAI, grazie alla disposizione “safe harbor” del Digital Millennium Copyright Act, che protegge le piattaforme che ospitano contenuti in violazione, a condizione che queste soddisfino i requisiti di legge e rimuovano esempi specifici di violazione quando richiesto. Nonostante questo, è chiaro che la situazione rappresenti comunque un danno all’immagine di OpenAI.

E non è tutto. I termini della compagnia vietano esplicitamente agli sviluppatori di creare chatbot che promuovano la disonestà accademica. Eppure il Gpt Store risulta pieno zeppo di strumenti che promettono di bypassare i rilevatori di contenuti AI. Humanizer Pro, per esempio, afferma di essere in grado “umanizzare” i contenuti per aggirare i rilevatori AI, garantendo il “significato e la qualità” di un testo scritto da un essere umano. Ma OpenAI non sembra riconoscerlo come un chatbot che viola le sue linee guida. “I Gpt che hanno come scopo la disonestà accademica, incluso l’imbroglio, sono contrari alla nostra politica – ha dichiarato un portavoce della società -. […] Ma vediamo che ci sono alcuni Gpt che servono a “umanizzare” un testo. Stiamo ancora imparando dall’uso reale di questi chatbot, ma capiamo che ci sono molte ragioni per cui gli utenti potrebbero preferire avere contenuti generati dall’AI che non “suonano” proprio come dell’AI”.

Infine, nella lunga lista di chatbot “spazzatura” non potevano certo mancare quelli che si fingono personaggi pubblici od organizzazioni senza “consenso o diritto legale”. Basta effettuare una ricerca nello store per Elon Musk, Leonardo Di Caprio, Barack Obama e Donald Trump, per rendersi conto della quantità di chatbot illeciti presenti nel Gpt Store. Insomma, la situazione del marketplace di OpenAI non è così rosea come sembra. Il marketplace pullula di spam, in continua crescita negli ultimi mesi, e la compagnia deve cominciare a fare qualcosa per evitare che la situazione diventi insostenibile. Soprattutto dal punto di vista legale.

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