giovedì, Giugno 20, 2024

Astronauti, come fanno ad andare in bagno?

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Per diversi anni le menti più brillanti del mondo hanno lavorato strenuamente alla risoluzione di un problema apparentemente piccolo ma che complicava non di poco la vita degli astronauti durante le missioni: garantire che anche nello spazio, in condizioni di microgravità, ci fossero servizi igienici funzionanti e utilizzabili comodamente. Come ammette anche la Nasa in un suo rapporto ufficiale riguardo le missioni Apollo: “La defecazione e la minzione rappresentano aspetti fastidiosi fin dall’inizio del volo spaziale con equipaggio”. Fortunatamente, grazie ai progressi tecnologici oggi esistono sistemi all’avanguardia che rendono l’attività più simile possibile a quella sulla Terra, anche se gli astronauti contemporanei sottolineano che non si tratta comunque dell’esperienza più confortevole del mondo.

Prima delle toilette a gravità zero

La prima toilette spaziale vera e propria fu installata sugli shuttle solo negli anni Ottanta, dal momento che inizialmente le missioni spaziali russe e americane duravano al massimo 12 ore e non includevano soluzioni particolarmente sofisticate per l’igiene personale. Per le missioni Gemini e Apollo, gli astronauti avevano a disposizione solo due tipi di sacchetti per soddisfare le proprie necessità fisiologiche degli nello spazio: uno per l’urina, con un dispositivo anatomico collegato a un sistema di aspirazione, e l’altro era per i rifiuti solidi, dotato di un’apertura adesiva. Le manovre di evacuazione non erano affatto semplici e l’intera operazione poteva richiedere parecchio tempo: in alcuni casi persino 45 minuti. Sulla superficie della Luna, tuttavia, questo sistema non era praticabile. Per questo, quando lasciavano la loro navicella spaziale per condurre gli esperimenti sul suolo lunare, gli astronauti delle missioni Apollo indossavano un “sistema di contenimento delle feci“, che funzionava come un pannolino.

Nelle missioni successive, dalla Apollo 12 in poi, le capsule spaziali erano equipaggiate con toilette più avanzate che includevano sistemi di aspirazione e raccolta dei rifiuti e consentivano agli astronauti di andare in bagno in modo più simile a come si fa sulla Terra. Il sistema era efficiente dal punto di vista ingegneristico, ma poco gradevole negli angusti spazi della capsula. Per questo motivo, spesso gli astronauti assumevano lassativi prima della partenza in modo di “liberarsi” prima del lancio e farmaci che rallentavano l’attività intestinale durante il volo.

I bagni sulla stazione spaziale internazionale

Oggi sono stati sviluppati sistemi più avanzati per l’igiene nello spazio. Sulla Stazione spaziale internazionale (Iss) per esempio ci sono tre servizi igienici – situati nei moduli Zvezda, Nauka e Tranquility – che utilizzano un sistema di aspirazione azionato da una ventola. I rifiuti liquidi vengono raccolti in contenitori da 20 litri, mentre quelli solidi confluiscono all’interno singoli sacchetti microforati e po conservati in un contenitore di alluminio. Una volta pieni, questi contenitori vengono trasferiti alla sonda di rifornimento Progress per lo smaltimento. Un ulteriore scompartimento per rifiuti e igiene è stato aggiunto nel modulo Tranquility lanciato nel 2010. L’acqua nello spazio è un bene prezioso, quindi i rifiuti liquidi degli astronauti vengono riciclati tramite il Brine processor assembly (Bpa). Nel 2023, questo sistema è riuscito a riciclare il 98% dell’urina e del sudore degli astronauti, trasformandoli in acqua potabile. Gli astronauti dell’Iss hanno anche coniato una frase scherzosa che sottolinea l’importanza del riciclo dei liquidi sulla stazione spaziale: “Il caffè di oggi è il caffè di domani“.

Le toilette del futuro

Dopo due decenni in orbita, le toilette a bordo dell’Iss sono state aggiornate. Un investimento da 23 milioni di dollari nella ricerca ha permesso di sviluppare l’Universal waste management system (Uwms). Questo sistema, installato in via sperimentale nel 2020, è più piccolo del 65% rispetto al modello originale, meno rumoroso e più igienico . È chiamato “universale” perché può essere sistemato in qualsiasi veicolo spaziale, ed è stato progettato per adattarsi anche all’anatomia delle astronaute. Oggi quindi equipaggio dell’Iss può contare su un metodo più confortevole per soddisfare le proprie necessità fisiologiche, con toilette dotate di porte per garantire la privacy. Proprio questo è il sistema in dotazione della missione Artemis II che porterà ancora una volta gli esseri umani sulla Luna.

Questo articolo è comparso originariamente su Wired en español.

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