lunedì, Giugno 17, 2024

Crimini, come li risolveremo nello spazio?

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Avete mai pensato a come saranno condotte le indagini sui crimini su astronavi e pianeti diversi dalla Terra? È giunta l’ora di farlo. Le esplorazioni umane dello Spazio tornano nel vivo, primo fra tutti con il programma Artemis, che riporterà la nostra specie sulla Luna. E poi, visto l’interesse che suscita in questi anni l’economia spaziale, gli occhi sono puntati sullo sfruttamento minerario degli asteroidi. E c’è il sogno (sempre meno proibito) di raggiungere Marte. Nei prossimi decenni, insomma, sempre più esseri umani viaggeranno e soggiorneranno nello spazio, portando con loro vizi e virtù della nostra specie. Sarà pessimismo, o magari semplice deformazione professionale (parliamo di scienziati forensi, ovviamente), ma c’è chi pensa già a quando crimini violenti, e omicidi, andranno in scena anche al di fuori dell’atmosfera terrestre, e sta facendo i preparativi per risolverli, con quella che i suoi promotori vorrebbero definire scienza “astroforense, cioè l’indagine scientifica delle scene del crimine al di fuori del nostro pianeta. Pensate a Csi, ma nello spazio: non si tratterebbe in effetti di indagini semplici o scontate, visto che le tecniche della criminologia moderna sono tutte state sviluppate per indagare eventi avvenuti nelle condizioni presenti sulla superficie del nostro pianeta.

La questione della gravità

Le scienze forensi utilizzano diverse discipline per analizzare le prove lasciate da chi ha commesso un crimine, e tentare così di risalire alla sua identità, e ricostruire lo svolgimento degli eventi. Oggi sono diventate piuttosto sofisticate, ma si basano su tecniche studiate nelle condizioni presenti sulla superficie terrestre. E nello spazio, molto può cambiare: radiazioni cosmiche, temperature estreme, assenza di ossigeno. E ancor di più, la gravità. Sulla Terra è una costante, nello spazio tutt’altro: è completamente assente lontano dalle masse di pianeti, lune ed asteroidi; molto inferiore a quella a cui siamo abituati, se ci troviamo sulla superficie della Luna o di Marte, praticamente inesistente in ambienti a microgravità, come ad esempio sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Per una disciplina come la Bloodstain Pattern Analysis, che studia le macchie di sangue ritrovate sulla scena di un crimine, la gravità è ovviamente una variabile fondamentale, che influenza le traiettorie che compiono le gocce di sangue e la loro viscosità. È per questo che in uno studio pubblicato di recente su Forensic Science International: Reports, un team di medici ed esperti di scienze forensi ha organizzato un esperimento per studiare come cambiano le forme delle macchie di sangue in ambiente a microgravità.

L’esperimento

Per simulare la microgravità senza raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale si utilizza il volo parabolico: aerei in grado di eseguire più volte consecutivamente brevi picchiate su traiettorie paraboliche che producono le condizioni di assenza di peso (o di microgravità) mentre il veicolo e il suo contenuto si trovano in caduta libera. Unico vero effetto collaterale della procedura, il malessere: il vomito tra i passeggeri è tanto comune, che gli aerei in questione sono stati ribattezzati anche “vomit comet” (comete del vomito) tra chi ne ha fatto esperienza.

Lasciando da parte gli aneddoti, i ricercatori hanno utilizzato una sessione di volo parabolico per portare avanti il loro esperimento, attrezzando una incubatrice modificata ad hoc con il necessario per simulare il comportamento delle gocce di sangue in un ambiente a microgravità. Durante ogni picchiata dell’aereo, all’interno dell’incubatrice venivano rilasciate diverse gocce di un liquido che simula le caratteristiche fisiche e chimiche del sangue, in modo che macchiassero dei fogli di carta, che sono poi stati studiati a fondo dagli esperti al termine dell’esperimento.

I risultati

Come riassumono due degli autori della ricerca in un articolo pubblicato su The Conversation, i test hanno evidenziato in effetti alcune profonde differenze nel comportamento del sangue in un ambiente a microgravità. Sulla terra – spiegano – le gocce di sangue tendono a cadere seguendo una traiettoria parabolica, sulla spinta della gravità che le attira a terra fino al momento in cui entrano in contatto con una superficie. In un ambiente a microgravità questo non accade, e il sangue continua invece a proseguire in linea retta fino al momento in cui non colpisce qualcosa. Nell’esperimento lo spazio a disposizione prima di colpire i fogli di carta era di appena 20 centimetri, e quindi l’assenza di gravità non ha prodotto differenze particolarmente evidenti. Ma se mai capitasse un incidente in uno spazio più ampio, le analisi dovrebbero tenere conto di queste differenze, perché inizierebbero a farsi particolarmente rilevanti.

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