lunedì, Aprile 22, 2024

Smart working, come cambia da aprile

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Stop alle misure emergenziali di smart working. Dal primo aprile si torna agli accordi aziendali. I parlamentari di maggioranza hanno infatti bocciato l’emendamento al cosiddetto milleproroghe, che avrebbe esteso il diritto allo smart working per le persone con minori di 14 anni a carico e per i lavoratori e le lavoratrici fragili, oltre il termine di scadenza delle misure di emergenza previsto per il prossimo 31 marzo. E che prevedevano che, in presenza di determinate condizioni, una persona poteva accedere allo smart working anche in assenza di uno specifico accordo dedicato. Per i dipendenti pubblici questa possibilità è già stata cancellata lo scorso 31 dicembre e il governo non ha sul tavolo alcuna proposta di legge per regolamentare definitivamente la questione.

Sarà quindi necessario, per tutte e tutti, stipulare un accordo con l’azienda, come previsto dall’articolo 19 della legge 81 del 2017 e senza regimi semplificati o vie brevi. L’accordo aziendale, a cui segue quello individuale, deve riportata la durata, le modalità di alternanza, i luoghi eventualmente esclusi per lo svolgimento dello smart working, gli aspetti relativi alla condotta del dipendente e al potere direttivo dei dirigenti nei momenti di smart working, modalità e utilizzo degli strumenti di lavoro, i tempi di riposo e le misure per assicurare la disconnessione, le modalità di controllo della prestazione fuori dai locali aziendali, la formazione eventualmente necessaria e le modalità di esercizio dei diritti sindacali.

Una volta siglato l’accordo, i datori di lavoro del privato dovranno comunicare al ministero del Lavoro l’inizio del periodo di smart working entro i 5 giorni successivi l’inizio della prestazione da remoto. Per i dirigenti del settore pubblico, invece, il termine è fissato entro il 20 del mese successivo a quello di inizio del periodo di smart working. Tutte le comunicazioni dovranno essere inviate tramite la procedura ordinaria disponibile sul portale Servizi lavoro, accessibile tramite identità digitale. Chi non rispetta i termini indicati riceverà una sanzione da 100 a 500 euro per ogni lavoratore o lavoratrice in smart working.

L’Osservatorio smart working del Politecnico di Milano sottolinea come “modelli di smart working maturi” garantiscano prestazioni migliori e un impatto positivo sul benessere e l’engagement delle persone”. Le stesse aziende, in alcuni casi, stanno regolando la pratica tramite accordi collettivi, ma l’iniziativa individuale rischia di creare l’assenza di un sistema omogeneo che garantisca a tutti i lavoratori e le lavoratrici standard minimi di accesso allo smart working, accentuando disuguaglianze e criticità.

Al fianco delle iniziative private, anche il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha emanato una direttiva per individuare le misure organizzative necessarie a garantire lo smart working per lavoratori e lavoratrici fragili del settore pubblico. Il problema è che, anche in questo caso, le regole saranno diverse per ogni amministrazione e sempre legate alla discrezionalità dei dirigenti, senza riuscire a sancire veri diritti per i dipendenti e le dipendenti.

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