venerdì, Giugno 14, 2024

Stranieri, tetto del 20% nelle classI 3 mappe che dimostrano che non ha senso

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Il primo è stato il ministro Matteo Salvini che, pur occupandosi Infrastrutture, ha affermato che occorre mettere un tetto al numero di stranieri nelle classi italiane. In una pausa dalla progettazione del ponte sullo stretto di Messina, il leader del Carroccio ha sostenuto che non devono superare il 20% del totale. Gli ha fatto eco chi di Pubblica istruzione si occupa, il ministro Giuseppe Valditara, spiegando che “la maggioranza degli studenti delle classi deve essere italiana”.

Bene, ma quanti sono gli studenti stranieri nelle scuole statali italiane? Elaborando i dati del ministero dell’Istruzione e del merito, come è stato ribattezzato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nell’anno scolastico 2022/2023 erano l’11,32% del totale. Più nel dettaglio, il 14% alle primarie, l’11,8 alle secondarie di primo grado, l’8,6 a quelle di secondo grado. Quindi no, non c’è nessuna emergenza, almeno a livello nazionale. Vale la pena, però, di guardare i dati più da vicino.

La situazione attuale

Tornando ai dati del ministero riferiti allo scorso anno scolastico, Wired ha calcolato quali siano le province italiane nelle quali gli iscritti alle scuole primarie, quelle con la più alta presenza di stranieri, superino il 20% del totale. Il risultato è quello mostrato dal grafico sottostante.

Le province colorate di rosso sono quelle in cui la quota di studenti stranieri è maggiore del 20%. Come si vede, tutte le province dell’Emilia Romagna superano questa quota. Lo stesso vale per più di metà di quelle lombarde e di alcune realtà di Piemonte, Veneto, Liguria e Toscana (nella mappa mancano Valle d’Aosta e Trentino, non censite nel dataset ministeriale). Il che ovviamente non significa che in tutte le classi di tutte le scuole di queste province ci sia più di uno studente su cinque con una cittadinanza diversa da quella italiana. Ma dice, allo stesso tempo, che l’Italia non è tutta uguale.

Il ministero dell’Istruzione e del merito non fornisce dati relativi alla situazione nelle singole classi. Al massimo dice, per esempio, che nelle sezioni della prima classe della primaria di una determinata scuola c’è un certo numero di studenti stranieri, nelle sezioni della seconda classe un’altra e così via. Wired ha scelto di continuare a concentrarsi sulle scuole primarie e ha calcolato quante siano, in percentuale, quelle in cui il numero di iscritti stranieri superi il 20%. Questo il risultato.

Non stupisce che a primeggiare sia l’Emilia Romagna: qui nel 48,3% delle scuole primarie almeno uno studente su cinque è straniero. Ancora una volta, questi numeri non consentono di comprendere la situazione all’interno delle singole aule, ma ci dicono dove la presenza di studenti stranieri è più alta. Seguono la Lombardia con il 41,4%, la Liguria con il 33,5% e il Veneto con il 32,8%. In Sardegna, invece, solo nel 2,1% delle scuole la quota di iscritti stranieri supera il 20% del totale.

La situazione in prospettiva

Se i dati del ministero dell’Istruzione e del merito consentono di scattare una fotografia dell’attuale presenza di stranieri nella scuola italiana, quelli di Istat permettono invece di guardare al futuro. Ovvero ai nati nel 2023, bambini e bambine che nel settembre del 2029 varcheranno le porte di una delle scuole primarie italiane. Dei 393mila bambini nati in Italia lo scorso anno, 52mila erano figli di persone di origine straniera: si tratta del 13,3%. Anche in questo caso, nessuna emergenza: si tratta, grosso modo, di un parto ogni 8. Questa, invece, la situazione a livello comunale.

Detto che i filtri nella parte bassa consentono di zoomare su una singola regione o provincia, ci sono ampie zone del paese, specie nel centro e nel settentrione, in cui le nascite di figli di persone di origine straniera sono state più del 20% del totale. Ora, è vero che ci si può iscrivere anche in istituti che si trovino al di fuori del comune di residenza, ma in alcuni territori rispettare la soglia fissata dal ministro Salvini sarebbe quantomeno problematico.

Valga, su tutti, il caso di Venezia: dei 1.489 bambini nati qui lo scorso anno, 501, ovvero il 33,6%, sono figli di persone di origine straniera. Questo significa, volendo realizzare quanto chiesto dal titolare delle Infrastrutture, che almeno 200 di loro dovrebbero essere iscritti in un istituto che si trova fuori città. E chissà che, occupandosi di trasporti, Salvini non abbia idea anche di come portarli, questi bambini, fuori città.

Un’ultima precisazione: nel computo dei bambini di persone di origine straniera non rientrano i figli di coppie nate all’estero che abbiano acquisito la cittadinanza italiana. Questo un po’ perché questo dato non è disponibile sul sito di Istat e un po’ perché sarebbe razzismo considerare come non italiane persone che la cittadinanza l’hanno acquisita. E siamo certi che questo non sia il pensiero né del ministro Salvini, né del suo collega Valditara.

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