venerdì, Giugno 14, 2024

Carrie, il romanzo cult di Stephen King compie 50 anni

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Nel panorama letterario degli ultimi decenni, poche opere hanno saputo incutere un’eco persistente quanto Carrie, il primo romanzo pubblicato da Stephen King. Quest’opera, che celebra il suo cinquantesimo anniversario, non è soltanto un pilastro fondamentale nel genere horror, ma anche un’acutissima disamina su come il patriarcato e i suoi ingranaggi lavorino per schiacciare ogni segno di individualità femminile. Pubblicato il 5 aprile 1974, Carrie si distingue per la sua straordinaria capacità di esplorare gli abissi dell’alienazione adolescenziale, l’agonia di sentirsi estranee, osservando il mondo da dietro le pareti invisibili dell’esclusione, e il terrore di essere sole, respinte, diverse, senza via d’uscita.

Carrie White è un’adolescente residente in un modesto borgo del Maine, con una madre bigotta e ossessionata dalla religione. La sua vita sociale è inesistente, priva di amicizie o relazioni, sia per la sua natura riservata e impacciata sia per l’imposizione materna di evitare qualsiasi forma di interazione o svago che possa condurla al peccato. Tuttavia, la vita scolastica di Carrie è altrettanto tribolata, dove la sua immagine sobria e severa diventa bersaglio delle più feroci beffe da parte dei suoi coetanei. Mentre fa la doccia a scuola, Carrie si accorge di un filo di sangue scorrere lungo le sue gambe. Lei è ignara del ciclo mestruale, argomento mai affrontato dalla madre. Il suo terrore e la conseguente reazione di panico innescano una serie di derisioni da parte delle compagne, che la sommergono di tamponi e assorbenti, lasciandola scossa e spaventata. Da quel momento, Carrie inizia a scoprire progressivamente di avere la capacità di manipolare gli oggetti con la mente, una forza telecinetica che impiegherà contro coloro che la tormentano, culminando in esplosivi atti di violenza.

La genesi del romanzo

Carrie si è materializzato nella mente di Stephen King dopo aver letto un articolo sulla telecinesi sulla rivista Life, che suggeriva come alcuni fenomeni ritenuti di poltergeist potessero essere spiegati, appunto, dalla telecinesi. L’articolo indicava che i giovani, in particolare le ragazze in età adolescenziale, avrebbero potuto manifestare questa abilità. Inoltre, l’ispirazione lo sorprese mentre lavorava presso la Brunswick High School. Un giorno, la sua mansione prevedeva la rimozione delle macchie di ruggine dalle pareti delle docce femminili. King osservò lo spogliatoio femminile con curiosità, notando le differenze con quello maschile: non c’erano orinali mentre fissate alle pareti c’erano delle cassette di metallo senza scritte, che evidentemente contenevano assorbenti, e ancora tende di plastica rosa adiacenti alle docce.L’episodio mi riaffiorò alla mente un giorno mentre lavoravo in lavanderia e cominciai a visualizzare la scena d’apertura di un racconto: ragazze che fanno la doccia in uno spogliatoio dove non ci sono tende di plastica rosa e non c’è privacy. E una di loro comincia in quel momento il suo ciclo mestruale. Solo che non sa di che cosa si tratta e le altre ragazze, disgustate, orripilate, divertite, cominciano a bombardarla di assorbenti”. La convergenza di questi elementi fornì a King le basi per poter forgiare la storia di Carrie.

Il romanzo fu accolto con discreto fervore: la prima edizione di Carrie, che costava 5,95 dollari, aveva venduto tredicimila copie. A distanza di due anni dalla pubblicazione, fu realizzata una trasposizione cinematografica, che avrebbe consegnato il romanzo a un pubblico ancor più ampio, intitolata Carrie – Lo sguardo di Satana, diretta da Brian De Palma e diventata immediatamente un punto di riferimento per il cinema horror (il film incassò 33,8 milioni di dollari solo in America). Sissy Spacek, che ha prestato il volto a Carrie White nella pellicola, si è affermata come icona del cinema dell’orrore e rappresentazione della marginalizzazione femminile. Il suo viso macchiato di sangue e lo sguardo inquisitore nell’epilogo del film sono divenuti indelebili nell’immaginario collettivo.

Carrie dopo 50 anni

Anche a cinque decenni dalla sua uscita, il romanzo di King mantiene una visione acuta nel trasmettere al pubblico una severa critica verso gli orrori perpetuati dal bullismo e, più in generale, sulle quotidiane sofferenze e umiliazioni che una donna, in questo caso una giovane in piena effervescenza adolescenziale, è costretta a sopportare.Carrie è un film che parla di quello che ci fa paura al liceo ha dichiarato King; “E racconta le emozioni adolescenziali, il timore di essere derisi. La battuta cruciale la dice Piper Laurie quando avverte la figlia che le rideranno tutti dietro. E una cosa di cui abbiamo tutti paura, al liceo, e anche dopo esserne usciti”.

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