venerdì, Giugno 21, 2024

Persone transgender, cosa sta facendo il Comune di Milano per tutelarle

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Dall’8 marzo scorso le persone transgender che lavorano per il Comune di Milano possono richiedere l’attivazione dell’identità alias grazie alle linee guida contenute nella circolare inoltrata dalla Direzione organizzazione e risorse umane di Palazzo Marino. Una piena inclusione lavorativa nel rispetto dell’espressione dell’autodeterminazione personale di genere, che potrebbe a breve aggiungere un nuovo tassello: la possibilità per tutte le persone transgender di Milano (quindi non solo per chi lavora nell’amministrazione) di vedere il nome elettivo anche sugli altri documenti di competenza del Comune, come l’abbonamento dei mezzi pubblici o le tessere della biblioteca. A parlare di questo ultimo aspetto è Monica Romano, vicepresidente della commissione Pari opportunità e diritti civili del consiglio comunale meneghino e prima consigliera transgender eletta a Milano. Ma andiamo con ordine.

Cosa prevede l’identità alias per i lavoratori del Comune

Le linee guida sono il risultato di una delibera della giunta comunale dello scorso dicembre, con la quale l’amministrazione aveva approvato le identità alias per i lavoratori del Comune di Milano. “Il dipendente può inoltrare una semplice richiesta, che viene presa in carico da due figure, il tutor e il responsabile del benessere organizzativo, entrambe presenti nell’organizzazione risorse umane – spiega Alessia Cappello, assessora alle Politiche del lavoro del Comune di Milano con delega alle risorse umane dell’amministrazione comunale –. Una volta verificate le compatibilità per far partire l’iter dell’accordo, il dipendente avrà la possibilità di avere il badge con l’identità alias, e quindi il nome elettivo anche sulla targa in ufficio, nell’indirizzo e-mail e nella firma in calce, come previsto dal contratto collettivo nazionale del comparto delle funzioni pubbliche locali, che ha un capitolo specifico sulle identità alias e i percorsi di affermazione di genere”.

Gli uffici dell’amministrazione milanese avevano ricevuto all’inizio di questo percorso una specifica richiesta di un dipendente comunale, che aveva scritto all’assessora e al sindaco Beppe Sala, perché viveva una situazione di disagio quotidiano: in una fase di transizione di genere non ultimata, il suo aspetto fisico era differente dal nome anagrafico. “Dopo questa comunicazione ci siamo attivati per il supporto psicologico del dipendente e la direzione risorse umane ha studiato la parte giuridica – prosegue Cappello –. Non abbiamo avuto nessuna opposizione a questo iter, che ora è entrato nel vivo. Come Comune vogliamo mettere al centro il benessere della persona. Se un dipendente esprime un disagio abbiamo il dovere di prendere in carico quel bisogno e capire se ci siano soluzioni applicabili. Non c’è dubbio che questa amministrazione comunale, a partire dal sindaco, voglia giocare un ruolo esplicito sul tema dei diritti: vogliamo che Milano sia la città dei diritti di tutti.

Gli step futuri delle identità alias a Milano

Per la consigliera Romano si tratta di una “grande vittoria per la libertà di essere e per tutte quelle persone transgender che nel mondo del lavoro ancora oggi subiscono pesanti discriminazioni”. Già il 16 maggio del 2022 era stata approvata una mozione, presentata proprio da Romano in consiglio comunale, relativa al diritto di cittadinanza delle persone transgender. Era una mozione di ampio respiro che riguardava diversi ambiti e chiamava in causa il Comune come datore di lavoro (di circa 13mila dipendenti). “Consentire questa possibilità per i dipendenti comunali agevola molto anche la relazione con il pubblico – aggiunge Romano – gli utenti di un servizio non si trovano così a dover vivere indirettamente una situazione di imbarazzo. Questo traguardo funziona nei due sensi, come tutte le buone pratiche di inclusione, mettendo tutti a proprio agio.

Il risultato raggiunto però è un primo tassello di un puzzle più ampio. “La tabella di marcia che mi sono data prevede la possibilità di veder riconosciuto il nome di elezione anche sulla tessera dell’abbonamento dei mezzi pubblici Atm – precisa la consigliera comunale milanese -. Ci sono amministrazioni che già lo fanno, come Ravenna e Messina. Noi ci vogliamo muovere in questa direzione. La mozione del 2022 approvata dal consiglio comunale riguarda già anche questo punto, ovvero riconoscere il nome elettivo su tutti i documenti di competenza comunale, come l’abbonamento ai mezzi o la tessera delle biblioteche”. Questo passo in più permetterebbe di intervenire in diverse situazioni di difficoltà: “Ci sono donne trans che sui documenti hanno ancora un nome maschile ma come identità sociale sono donne e hanno una fisicità femminile – conclude Romano – quando vengono fermate dai controllori spesso viene loro chiesto se sia davvero il loro abbonamento. Nella Milano città dei diritti possiamo evitare che passeggeri e personale Atm vivano momenti d’imbarazzo. Quando si va a richiedere la tessera basterebbe prevedere la possibilità di aggiungere l’identità alias, allegando la carta d’identità e il codice fiscale, mantenendo così un codice univoco per riconoscere la persona ed evitando allo stesso tempo situazioni difficili”. Le interlocuzioni per questo ulteriore passo sono già avviate e l’iter è in corso: “Speriamo possa avvenire nel più breve tempo possibile, per difendere i diritti civili fondamentali della persona”.

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