venerdì, Giugno 14, 2024

Perché Israele vuole conquistare Rafah

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Israele ha ritirato la gran parte delle proprie truppe da Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza, dopo mesi di assedio alla città. Ora punta a Rafah. Nell’area resterà solo la brigata Nahal, composta da alcune migliaia di soldati, mentre il resto della Novantottesima divisione dell’esercito che operava nell’area è stata fatta rientrare in territorio israeliano. Il movimento delle truppe non corrisponde però a una riduzione delle ostilità volta ad arrivare a un cessate il fuoco o alla pace, si tratta invece di una scelta di tattica militare, finalizzata a preparare la prossima invasione della città di Rafah, al confine con l’Egitto.

Il cambio di rotta

Secondo quanto riporta il quotidiano israeliano Haaretz, l’esercito si è ritirato da Khan Yunis perché la Novantottesima divisione avrebbe “smantellato tutte le brigate di Hamas” nella zona, concludendo così la fase attiva di attacco nell’area. Israele manterrà comunque una consistente presenza militare nelle vicinanze, ma il grosso delle truppe potrà rientrare diviso in contingenti più piccoli, in caso serva svolgere operazioni mirate. Inoltre, gli ufficiali hanno aggiunto che i soldati sono stati ritirati per “recuperare le forze e prepararsi a future operazioni”.

Non è un mistero che la futura operazione che sta preparando Israele sia l’assalto alla città di Rafah, l’ultima città palestinese non conquistata, dove si è rifugiata la gran parte della popolazione di Gaza. Da quando Israele ha cominciato l’invasione della Striscia di Gaza, le sue forze si sono mosse da nord a sud, spingendo i residenti palestinesi a fuggire dalla guerra verso il confine con l’Egitto. Così, dopo l’inizio dell’assalto a Khan Younis, circa 1,3 milioni di persone hanno trovato rifugio a Rafah, che si è trasformata in un’enorme campo profughi.

Le Nazioni Unite e l’intera comunità internazionale, compresi gli Stati Uniti, hanno avvertito Israele di non lanciare un’offensiva contro Rafah, proprio a causa dell’altissimo numero di rifugiati presenti nella zona. La preoccupazione è che Israele compia una nuova strage di civili che potrebbe aumentare a dismisura l’attuale numero di vittime, pari a oltre 35mila persone, di cui 12 mila minori. Nonostante gli avvertimenti, il governo di Benjamin Netanyahu ha più volte confermato la volontà di attaccare comunque Rafah, sostenendo sia vitale per l’annientamento di Hamas.

Perché Israele vuole conquistare Rafah

In base alle dichiarazioni di Netanyahu, riportate da Reuters, a Rafah si troverebbero quattro battaglioni di Hamas, “l’ultimo bastione” della milizia radicale, e le autorità israeliane continuano a sostenere che la conquista di Rafah sia l’unica strada per raggiungere il loro obiettivo di eliminare il gruppo. Inoltre, nei pressi della città, si trova l’unico valico ancora non controllato da Israele, che collega Gaza con l’Egitto, da cui entrano i pochi aiuti umanitari ancora in arrivo via terra.

Nei piani di Israele per il post guerra, Tel Aviv vorrebbe portare anche questo valico sotto la sua gestione, creando tutto attorno a Gaza una zona cuscinetto di alcuni chilometri. Il ritiro da Khan Yunis è quindi necessario per far rientrare parte dei palestinesi che oggi si trovano a Rafah verso la città ormai distrutta, così da poter lanciare l’offensiva contro Rafah con meno critiche internazionali e poter completare il totale accerchiamento della Striscia di Gaza.

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