sabato, Giugno 22, 2024

L'acqua potabile nel mirino dei cybercriminali

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I cyberattacchi ai servizi idrici e all’acqua potabile sul territorio statunitense continuano ad aumentare di frequenza e intensità. Questo l’annuncio della Environmental Protection Agency (EPA), che nella giornata di ieri ha esortato i referenti delle società di settore a prendere provvedimenti per risolvere “le minacce e le vulnerabilità urgenti in materia di sicurezza informatica” e proteggere le forniture pubbliche di acqua potabile. Negli ultimi mesi, infatti, l’agenzia ha notato che oltre il 70% dei sistemi idrici del paese ha violato gli standard del Safe Drinking Water Act, assumendo di fatto dei comportamenti pericolosi per la sicurezza: non modificare le password predefinite, consentire agli ex dipendenti l’accesso ai sistemi informatici aziendali e via dicendo.

Proteggere l’acqua potabile del nostro paese è una pietra miliare della missione dell’EPA e siamo impegnati a utilizzare ogni strumento, comprese le nostre autorità di controllo, per garantire che l’acqua potabile del nostro Paese sia protetta dai cyberattacchi – ha dichiarato il vice amministratore dell’EPA Janet McCabe -. Il nuovo allarme dell’EPA è l’ultimo passo che l’amministrazione Biden-Harris sta compiendo per garantire che le comunità comprendano l’urgenza e la gravità dei cyberattacchi e che i sistemi idrici siano pronti ad affrontare queste gravi minacce alla salute pubblica della nazione”. Le conseguenze degli attacchi ai sistemi idrici, infatti, possono essere alquanto preoccupanti: dall’interruzione della distribuzione dell’acqua ai danni alle pompe, e poi fino alla possibile alterazione dell’acqua con sostanze chimiche pericolose.

Ma chi si nasconde dietro questi attacchi alla salute pubblica degli US? Secondo quanto riferito dall’EPA, si tratterebber per lo più di criminali legati a forze straniere come il Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche del governo iraniano, lo stato russo e/o quello cinese. Insomma, a colpire gli obiettivi sensibili statunitensi sono sempre gli stessi criminali informatici. Questa volta, però, a rimetterci non sembrano essere soltanto le aziende, ma anche i cittadini privati che risiedono sul territorio.

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