sabato, Giugno 22, 2024

Neuralink inserirà il suo chip nel cervello di un secondo paziente

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Neuralink è pronta a inserire per la seconda volta il suo impianto cerebrale in un essere umano. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la Food and drug administration (Fda, l’agenzia statunitense che regolamenta i prodotti farmaceutici e alimentari) ha autorizzato la procedura, approvando le misure proposte dall’azienda per risolvere un problema emerso nel chip inserito nel suo primo paziente.

La società di neuroscienze di Elon Musk punta a impiantare il suo dispositivo in 10 persone quest’anno. La settimana scorsa l’imprenditore sudafricano ha dichiarato che Neuralink aveva iniziato a raccogliere le domande per selezionare il suo secondo paziente. Ora il Wall Street Journal riporta che più di mille persone affette da tetraplegia si sono iscritte al programma sperimentale dell’azienda.

Come sta andando il primo chip cerebrale di Neuralink

Il dispositivo sviluppato da Neuralink si chiama Telepathy, ed è un’interfaccia neurale (o Bci, brain-computer interface) composta da una serie di semiconduttori e componenti elettrici avanzati. È in grado di elaborare i segnali neurali e di trasmetterli in modalità wireless all’applicazione sviluppata dalla società, che li converte in azioni. La piattaforma registra l’attività dei pazienti sfruttando 1.024 elettrodi distribuiti su 64 fili ultrasottili ed estremamente flessibili.

Alla fine di gennaio, l’interfaccia neurale è stata impiantata a Noland Arbaugh, che, dopo un breve addestramento, è stato in grado di utilizzare un computer portatile con il pensiero. Ma un paio di settimane fa gli ingegneri di Neuralink hanno segnalato un problema nel funzionamento dell’impianto. L’azienda ha riportato che “alcuni fili si sono staccati dal cervello, con una conseguente diminuzione netta del numero di elettrodi funzionanti”.

Neuralink non ha fornito una spiegazione ufficiale del contrattempo, che ha causato un significativo calo nell’accuratezza e nella velocità di risposta del dispositivo. Sempre secondo il Wall Street Journal, però, gli scienziati della startup hanno indicato come possibile causa un pneumocefalo, una condizione che comporta un accumulo di aria nella cavità cranica, solitamente causata da lesioni traumatiche o interventi chirurgici (ma che non comporta rischi seri per la salute).

L’Fda ha chiesto a Neuralink di stilare un piano d’azione per evitare situazioni simili in futuro. Una delle soluzioni proposte dall’azienda – e approvate dall’agenzia – sarebbe quella di aumentare la profondità a cui vengono impiantati i fili del sistema, passando da un intervallo compreso tra 3 e 5 millimetri a 8.

Le polemiche intorno a Neuralink

Neuralink prevede di completare l’innesto del suo secondo impianto in un essere umano a giugno. Le potenzialità della tecnologia hanno attirato l’interesse degli investitori, portando a un nuovo round di capitale di rischio da 43 milioni di dollari lo scorso novembre e a un finanziamento netto di 323 milioni di dollari. Nonostante l’entusiasmo, l’azienda è stata oggetto di pesanti critiche per via dei primi test effettuati sulle scimmie. Alcuni studi clinici inoltre hanno messo in dubbio la sicurezza degli impianti e l’etica della società di Musk.

A inizio marzo poi Reuters ha riportato che gli ispettori dell’Fda avevano rilevato irregolarità nel laboratorio californiano di Neuralink. Le presunte anomalie erano relative alla mancanza di controlli sulla qualità e di dati di calibrazione per alcuni strumenti utilizzati nella ricerca sugli animali. La segnalazione è arrivata poco dopo che l’azienda aveva ricevuto i permessi necessari a iniziare i test sugli esseri umani.

L’Fda non ha diffuso una dichiarazione ufficiale in cui chiarisce la gravità dei problemi riscontrati. La portavoce dell’agenzia Carly Pflaum aveva spiegato che l’azienda di neuroscienze “ha fornito informazioni sufficienti a sostegno dell’approvazione”, aggiungendo che l’ente conduce abitualmente ispezioni per garantire l’integrità e l’affidabilità dei prodotti e la conformità alle normative statunitensi. “L’Fda continuerà a monitorare la sicurezza dei pazienti arruolati nello studio sul dispositivo impiantabile di Neuralink“, ha spiegato la portavoce.

Questo articolo è precedentemente apparso su Wired en español.

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