lunedì, Giugno 24, 2024

Sbarco in Normandia, 80 anni fa rovesciava le sorti della Seconda guerra mondiale

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La Resistenza francese, che nei mesi precedenti aveva ampiamente collaborato con gli Alleati fornendo preziose informazioni sulle dislocazioni degli uomini e delle fortificazioni difensive in Normandia, era stata avvertita dello sbarco imminente da due messaggi in codice. La sera del primo giugno Radio Londra aveva trasmesso parte di un verso di Paul Verlaine: “I lunghi singhiozzi dei violini d’autunno”. Era il segnale che lo sbarco era imminente. La sera del 5 giugno la strofa fu completata: “Feriscono il mio cuore con monotono languore”. L’operazione era al via: poche ore e l’immensa flotta sarebbe comparsa all’orizzonte. Da quel momento i partigiani si impegnarono in decine di azioni di sabotaggio per bloccare o rallentare lo spostamento dei reparti e dei carri armati tedeschi.

Alle 6.30 di martedì 6 giugno i primi mezzi da sbarco raggiungono la costa: 58.000 soldati americani sono pronti a sbarcare a Utah Beach e Omaha Beach, 54.000 inglesi sono di fronte a Gold Beach e Sword Beach, 21.000 canadesi puntano su Juno Beach. Alle loro spalle le navi sono pronte a scaricare 20.000 veicoli, tra cui un migliaio di carri armati. E altri ne arriveranno nei giorni successivi.

Il Führer dormiva

I primi a toccare terra sono gli americani. A Utah l’operazione è relativamente semplice. A Omaha invece la reazione delle postazioni tedesche è violentissima. Già all’apertura dei portelloni i fanti vengono falciati dall’artiglieria e il massacro continua sulla battigia. La spiaggia verrà conquistata soltanto dopo ore di combattimento e con perdite spaventose. Un’ora più tardi le tre divisioni anglo-canadesi sbarcano a Sword, Gold e Juno Beach dove la reazione nemica è molto violenta e provoca altre pesanti perdite.

Quel tratto di costa era presidiato da tre divisioni tedesche, delle quali una soltanto era di alta qualità. Le altre due erano composte da soldati tedeschi inadeguati, per età o condizioni fisiche, all’impiego sul fronte orientale, oltre che da soldati russi e di altre nazionalità che avevano preferito l’arruolamento al campo di concentramento. 

Al di là della reazione immediata allo sbarco, i comandi tedeschi dovevano però decidere come muoversi su scala più ampia. Una incertezza che si protrasse per alcune ore, rallentando la risposta all’invasione. Gli alti Comandi nazisti attendevano da tempo l’attacco degli Alleati, ma erano convinti che lo sbarco sarebbe avvenuto a Calais, nel punto più stretto della Manica, dove avevano concentrato difese e divisioni corazzate. Così al momento dello sbarco in Normandia in molti rimase il dubbio che si trattasse di una manovra diversiva. Soltanto quando si ebbe chiara l’idea della portata straordinaria dell’attacco, fu evidente che non era così. Ogni decisione comunque poteva essere presa soltanto dal Führer, che a quell’ora dormiva.

Hitler era solito andare a letto tardissimo, intorno alle 4, e alzarsi non prima delle 10. In ogni caso aveva dato disposizione di non essere svegliato prima delle 8. E così fu anche quella mattina, quando, avuta la notizia dello sbarco, commentò: “L’invasione è finalmente cominciata!“. Molti storici però concordano che questo dettaglio non ebbe conseguenze sullo sviluppo successivo dei combattimenti. Più grave risultò l’incertezza mostrata da Hitler sul da farsi prima di convincersi che non ci sarebbe stato nessun altro sbarco a Calais. Così come viene considerata più grave l’assenza di Rommel, che quel giorno si trovava a casa per festeggiare il compleanno della moglie e che raggiunse il fronte soltanto ore dopo l’inizio dei combattimenti.

Alla sera del 6 giugno le cinque spiagge sono in mano agli Alleati, anche se gli uomini sbarcati a Omaha e Juno non si sono ancora uniti al resto delle forze. È il tramonto del D-Day e l’inizio dell’avanzata attraverso la Francia. Altre migliaia di uomini prenderanno terra sulle coste francesi e il 24 agosto gli Alleati entreranno a Parigi.

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