giovedì, Luglio 25, 2024

Pegah Moshir Pour al Wired Next Fest 2024 di Milano: “L’Iran considera la minoranze tutte di serie B”

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In un continuo paragone tra Iran e Italia, tra il Paese in cui è nata e quello in cui è cresciuta dai 9 anni in poi, Pegah Moshir Pour dal palco del Wired Next Fest 2024 di Milano parla di diritti violati, di discriminazioni e di una cultura del dialogo che manca. “Non la vedo in Italia e nemmeno in tutto l’occidente, non mi aspetto quindi che ci sia in un Paese come l’Iran. Ma noi oggi abbiamo una grande responsabilità globale, perché il nostro voto può cambiare le cose, soprattutto qui, dove il nostro voto è reale e viene davvero contato” spiega.

Citando movimenti come #MeToo, “Non una di meno” e “Donna, vita, libertà”, descrive un cambiamento culturale in corso nella lotta per i diritti delle donne, “ma è ancora molto lento, perché manca una metà di mondo che ancora non combatte per averlo. Non vive il problema sulla propria pelle e noi donne ci troviamo a combattere da sole”. Vale per l’Italia, e anche per l’Iran, dove racconta di donne emancipate e molto spesso impegnate in studi scientifici: “le famiglie oggi appoggiano fortemente le proprie figlie nei loro studi, perché sanno che sarà per loro importante essere indipendenti. È una piccola rivoluzione interna che sta avvenendo, come anche in Italia, solo che lì si fa tre volte più fatica”.

La situazione reale attuale del Paese è narrata ampiamente nel suo libro La notte sopra Teheran (Garzanti), un testo in cui traspare anche la voglia di mettere in luce i ragazzi di terza cultura come lei, “quelli che si trovano a vivere tra due culture, e si parla di ‘terza’, per ricordare che accogliere una novità non è mai una sottrazione e nemmeno una sostituzione, ma un aggiungere” spiega, ricordando i due milioni di giovani a cui oggi non viene riconosciuta la cittadinanza, anche se sono italiani come lei: “la nuova Italia siamo noi”.

Da attivista dei diritti digitali, Pegah Moshir Pur porta sul palco anche il tema dell’uso delle tecnologie in un regime come l’Iran. “È un Paese con una infrastruttura molto potente, che la usa per controllare ogni cosa e fare attacchi cyber. Per molti giovani, quindi, studiare informatica diventa il modo per rompere i filtri della censura. È necessario avere una buona formazione, per portare avanti azioni collettive digitali oggi necessarie”.

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