giovedì, Luglio 25, 2024

Mappa, stiamo costruendo la più grande per prevedere e prevenire tutti i disastri naturali in Italia

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Fragile, dai piedi d’argilla, scossa da terremoti, ad alto rischio vulcanico e soggetta a frequenti colate di fango. Questa è la mappa dell’Italia: un soggetto già “fisicamente” predisposto a tante catastrofi naturali, poi aggravatosi all’insorgere della crisi climatica. Le sue tante vulnerabilità sono da monitorare continuamente, diffusamente e, soprattutto, contemporaneamente. L’unico modo per farlo è inserirle tutte in una sola “schermata” da cui poi non staccare gli occhi ed è quello che si sta provando a fare con l’Hazard mapping and vulnerability monitoring. Nome in codice Hammon, questo progetto prevede infatti una mappatura “multi-vulnerabilità” omogenea, estesa e capillare su tutto il territorio italiano, un obiettivo “ad alta potenza di calcolo” a cui infatti sta lavorando il Centro nazionale di ricerca in high performance computing, big data e quantum computing (Icsc).

Il prima e il dopo, da remoto

Memori degli oltre 8,8 miliardi di danni stimati per le alluvioni di maggio 2023 in Emilia Romagna, si vuole aiutare la Protezione civile a individuare le zone più delicate, da monitorare meglio, evitando ai suoi soccorritori di dover consultare una mappa diversa per ogni singolo rischio a cui il nostro fragile Paese è attualmente sottoposto. Quanto accaduto di recente sui Campi Flegrei ne mostra l’importanza anche post evento, nello stimare i danni e individuare gli edifici a rischio crollo ritardato. Sarà infatti presto possibile farlo virtualmente e velocemente, grazie a gemelli digitali delle aree colpite creati integrando quasi in real time immagini da satellite, da drone e di street view.

Le prime, “gentilmente concesse” dai satelliti Cosmo-skymed e Prisma (entrambi dell’Agenzia spaziale italiana – Asi), regalano una visione generale. Le seconde scandagliano con varie lunghezze d’onda le aree con alto profilo di rischio, per pianificare con più dettaglio eventuali interventi. Le immagini “a livello strada”, documentano invece lo stato dei singoli edifici, facciate e strutture, per individuare nuove crepe sospette.

Questa mappatura aumentata del territorio, casa per casa, consente di valutarne lo status prima e dopo un evento catastrofico, anche da remoto –  spiega Ugo Becciani, leader dello Spoke 3 di Icsc (Astrophysics & Cosmos Observations) – si potrà quindi ‘accedere’ anche a zone off limits, con la realtà virtuale, e cogliere dettagli invisibili all’occhio umano, grazie alla vasta gamma di immagini con diversa lunghezza d’onda realizzate”.

Un occhio per tutti rischi

Oltre alla ricostruzione rapida della “scena del disastro”, Hammon fornisce anche uno scenario di rischio futuro. Del rischio crolli ma non solo, anche di tutti i possibili rischi legati a catastrofi naturali e crisi climatica. Per farlo, elabora dati su meteo, eruzioni, terremoti, frane ed eventi naturali con diversi algoritmi, facendoli confluire in una sola mappa, in modo che ai soccorsi basti un colpo d’occhio per monitorare tutte vulnerabilità del territorio italiano. Una sfida tecnologica da affrontare per step: Bologna ed Emilia Romagna saranno le prime a mettere a nudo i propri punti deboli, assieme ad altre aree piccole, sparse per la penisola, sia rurali che di montagna, oppure con una maggiore attività vulcanica.

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