giovedì, Luglio 25, 2024

5 startup che stanno scrivendo il futuro dell'Africa

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Tegole sostenibili ricavate dai rifiuti plastici, per ridurli e aiutare anche chi li raccoglie. Una startup che inventa un “LinkedIn” dedicato all’istruzione. Batterie “as a service” ottenute dal recupero quelle gettate precocemente. Un’app per la salute e il benessere femminile che colma l’health gender gap. Servizi agri fintech, per imprese locali a cui serve avere credito. Per ogni problema “nativo”, c’è una soluzione innovativa: ragiona così la Next Generation Africa, la nuova ondata di startup nate e cresciute nel continente che entro il 2050 rappresenterà oltre il 25% della popolazione globale con un’età media inferiore ai 25 anni (dati di Save the Children).

È immediata la percezione del cambio di passo avvenuto nell’ecosistema dell’innovazione africano. Ora tocca a noi, in Europa, cambiare lo sguardo e sostituire le etichette con cui lo abbiamo sempre identificato o, forse, rinunciare a metterne e ascoltandone attentamente pitch e progetti. Da BeEntrepreneurs è arrivato l’invito a farlo di persona e Wired Italia lo ha subito accettato, partecipando a una tappa del roadshow finale del suo programma a supporto dei migliori innovatori africani organizzato con l’Ambasciata italiana in Uganda, Ruanda e Burundi.

Investire in sinergie

Attiva dal 2017, nelle 5 edizioni della sua call for innovator questa associazione no profit ha finora accelerato oltre 80 startup, solo per l’ultima edizione ha ricevuto circa 330 candidature e il suo database conta più di 1500 realtà innovative, soprattutto tech. Quello africano è un ecosistema che cresce, visibilmente, e nonostante gli investimenti non lo incoraggino minimamente. Quelli dei Venture Capital dal 2022 al 2023 sono addirittura dimezzati, scendendo fino a sfiorare i 3,5 miliardi di dollari.

Inversamente proporzionale è l’interesse del mondo dell’innovazione italiano che cerca anzi sinergie e collaborazioni biunivoche, non più solo mere occasioni di investimento alternativo. A farlo notare è Andrea Censoni, il co-fondatore e presidente di BeEntrepreneurs, che parla anche i di “un’evoluzione significativa nelle startup partecipanti”. Maggiore maturità e preparazione, team più diversificati e inclusivi, problematiche affrontate più complesse e soluzioni più variegate. “Si percepisce una maggiore consapevolezza delle sfide locali e globali – spiega -. Oggi sono tutte realtà grandi e strutturate, con un modello di business validato. Mostrano aspettative elevate e una forte volontà di espandersi e creare impatti duraturi”.

A ogni startup, la sua sfida

Non è necessario credergli sulla parola, basta ascoltare i pitch delle cinque startup selezionate per competenze, fase di sviluppo, livello di innovazione e impatto. La grintosa Luna chiama a una vera e propria rivoluzione FemTech, innescandola con la sua app di servizi e prodotti sanitari per donne con cui mira a raggiungere quel 40% che tuttora ne resta privo. La edtech Ubuntu Education si è inventata un LinkedIn “scolastico” che connette i maestri con altri maestri, ma anche con scuole e PA e Ong interessate a questo mondo. È il primo passo di uno strategico piano per “riappropriarsi” dell’istruzione e raccogliere dati reali su un ecosistema che deve e può crescere molto, sena più dipendere da chi arriva in Africa per salire in cattedra.

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