giovedì, Luglio 25, 2024

Chi è William Gibson, l’uomo che ha inventato il cyberspazio

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E pensare che l’approdo alla narrativa e alla fantascienza di Gibson ha seguito un percorso talmente tortuoso che avrebbe potuto portarlo praticamente da ogni altra parte. Nato nel South Carolina, Gibson si avvicina alla fantascienza da giovanissimo: all’età di sei anni perde infatti il padre e torna a vivere – dopo anni di costanti traslochi a causa del lavoro paterno – nella città nativa dei genitori, nella Virgina del sud. “È stata questa esperienza di improvviso esilio, in un posto che sembrava il passato, che ha fatto cominciare la mia relazione con la fantascienza.

All’età di 14 anni si avvicina ancora di più al genere e inizia a scoprirne le varianti controculturali, decidendo di diventare uno scrittore di fantascienza. Fin qui, sembra un percorso lineare. Ma poi tutto deraglia: la madre muore quando Gibson è nel pieno dell’adolescenza, lui lascia la scuola senza diplomarsi e pochi anni dopo scappa in Canada per non essere arruolato per il Vietnam.

In tutto ciò, le sue ambizioni da scrittore vengono completamente abbandonate. Ma non quelle di diventare un artista di qualche tipo: un pittore o forse un regista. A Toronto entra a contatto con la cultura hippie, prova senza successo a studiare arte e a produrre qualcosa, ma senza mai concludere nulla.

Gli esordi letterari

A questo punto, Gibson ha 25 anni e si è trasferito a Vancouver per seguire la carriera accademica della fidanzata, con la quale nel frattempo ha avuto un figlio. Ed è proprio il fatto di diventare padre, inaspettatamente, a farlo tornare alla sua prima passione: “Restavo a casa per prendermi cura del bimbo”, ha raccontato tempo fa al Guardian. “Non potevo lasciare casa e mi sentivo intrappolato in una situazione in cui mi sembrava che l’unica cosa che potessi fare fosse scrivere. E così, mentre il bambino dormiva, io mi misi a scrivere fantascienza.

Ancora più inaspettato è il fatto che i suoi primi racconti vengono subito acquistati da editori, permettendogli di guadagnare i suoi primi veri soldi e trasformando improvvisamente in un lavoro ciò che era iniziato perché non sapeva che altro fare. Gibson pubblica qualche storia e poi, nel 1982, arriva la prima raccolta di racconti cyberpunk della storia: La notte in cui bruciammo Chrome, dove per la prima volta compare il termine cyberspazio.

Due anni dopo seguirà Il Neuromante e poi gli altri due romanzi della cosiddetta Trilogia dello Sprawl: Giù nel cyberspazio e Monna Lisa Cyberpunk. Il suo stile richiama il classico noir a tinte cupissime della narrativa americana (alla Raymond Chandler), ma aggiungendoci tutto l’hi-tech, la distopia, le droghe psichedeliche, le piogge acide e le ambientazioni squallide che caratterizzeranno il genere.

Gibson in quegli anni diventa una sorta di guru nei nascenti ambienti della internet culture. Eppure, rapidamente, si allontana dal cyberpunk strettamente inteso a cui proprio lui ha dato vita: la sua trilogia successiva, battezzata “del ponte”, è ambientata in un futuro molto più vicino e così anche le opere successive, in cui si concentra sul presente segnato da derive politiche, dal consumismo, dalla crisi climatica e altro (pur mantenendo un chiaro interesse verso la tecnologia e uno sguardo verso il futuro). È un passaggio che molti cultori del “primo Gibson” non hanno mai del tutto digerito. Ma forse era inevitabile: dopo aver immaginato il futuro, l’inventore del cyberpunk ha deciso di cimentarsi in un’opera ancora più difficile: decifrare il presente.

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