giovedì, Luglio 25, 2024

Pianta più sola del pianeta, la ricerca di una compagna per salvare E.woodi

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Qualcuno l’ha definita come il più solitario organismo del nostro pianeta. E in effetti, quella di Encephalartos woodii è la storia della ricerca di una compagna che dura da oltre un secolo. Questa pianta appartenente all’ordine delle cicadi è infatti ufficialmente estinta in natura, e gli esemplari esistenti, custoditi in qualche centinaio di giardini botanici sparsi per il mondo, sono tutti maschi, cloni genetici dell’unica pianta di questa specie mai scoperta dall’uomo nella foresta di Ngoye, in Sud Africa. In mancanza di un esemplare di sesso femminile, E. woody è destinato a rimanere perennemente sul filo dell’estinzione, perché la scarsissima variabilità genetica della specie la espone ai pericoli rappresentati da malattie e cambiamenti climatici, e l’impossibilità di far riprodurre sessualmente la specie impedisce di progettare programmi di ripopolamento. Per sua fortuna, ci sono però diversi progetti di ricerca che lavorano ad una soluzione.

La storia

La scoperta di E. woodii si deve al botanico sudafricano John Medley Wood, tra i primi scienziati a catalogare la flora del Natal, una provincia situata sulla costa orientale del paese e affacciata sull’Oceano Indiano, oggi sostituita dalla provincia di KwaZulu-Natal che comprende anche i territori che all’epoca dell’apartheid dovevano ospitare le etnie nere (i cosiddetti bantustan). In una delle sue spedizioni, nel 1895, Wood si imbatté in un quattro esemplari di una cicade sconosciuta, in realtà derivanti da polloni basali di un’unica pianta.

Cercando nei pressi Wood non riuscì ad identificare altri esemplari di Encephalartos woodii, e così si limitò a catalogare la nuova specie. Negli anni seguenti, tre polloni della pianta furono prelevati e piantati nell’orto botanico di Durban (una città portuale della regione), di cui Wood era curatore. Qualche altro pollone negli anni seguenti fu prelevato e spedito ad altri giardini botanici (in Irlanda ed altrove), e nel 1916 l’unico tronco rimanente fu prelevato dal Forestry departement sudafricano per paura che potesse capitargli qualcosa, sancendo però così ufficialmente l’estinzione della specie, almeno in natura. I polloni disponibili negli anni sono stati propagati ulteriormente, e oggi ci sono circa 500 esemplari sparsi in tutto il mondo, compresi due in Italia, uno nell’orto botanico di Palermo e una in quello di Napoli (da cui però sembra sia stata trafugato nel 2008).

Tutti esemplari maschi

L’esemplare scoperto da Wood nel 1985 era un maschio. E per questo, lo sono anche tutte le piante di E. woodii presenti nel mondo, essendo cloni ottenuti per talea dai polloni basali di quell’unico esemplare. L’ordine cycadales, di cui fa parte Encephalartos woodii, è composto interamente da specie dioiche, che presentano cioè due sessi distinti, e che necessitano di due piante di due sessi diversi per potersi riprodurre. Nel caso delle cicadi avviene attraverso i coni, strutture specializzate che nei maschi producono il polline, e che nelle femmine contengono gli ovuli da fecondare.

Si tratta di piante estremamente antiche, la cui storia evolutiva risale al carbonifero, ovvero oltre 300 milioni di anni fa. Nel mesozoico hanno dominato il pianeta, grazie alle condizioni calde e umide che caratterizzavano il periodo, perfette per queste piante tropicali. E oggi purtroppo la maggior parte delle specie note è a rischio di estinzione, a causa della deforestazione e della raccolta eccessiva a scopo commerciale (sono molto gradite dai collezionisti), e di un ciclo vitale e riproduttivo estremamente lento (servono 10-20 anni perché un esemplare arrivi a maturità) che non gli permette di adattarsi velocemente ai cambiamenti ambientali.

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