domenica, Luglio 14, 2024

Giacomo Passeri, il caso del 31enne italiano detenuto in Egitto da quasi un anno

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Giacomo Passeri, un italiano di 31 anni residente a Londra, è in prigione al Cairo da quasi un anno. Secondo i pochi documenti, in arabo, della polizia egiziana di cui la famiglia è venuta in possesso di recente è stato arrestato il 23 agosto 2023 mentre si trovava in Egitto e viene accusato di possesso e traffico di droga, oltre a far parte di una rete di spaccio locale. Secondo quanto ricostruito dai familiari, Passeri si troverebbe nel carcere di Badr, a nord del Cairo. Il suo arresto sarebbe avvenuto dopo che due poliziotti lo hanno trovato con una piccola quantità di marijuana, che lui afferma fosse solo per uso personale.

Il suo caso sta attraversando gravi ritardi: spesso le udienze vengono rinviate e ci sono difficoltà nel trovare interpreti. La prossima udienza è prevista per settembre. Per difendersi, Passeri ha un avvocato egiziano, il cui costo di 30.000 euro è stato raccolto tramite una raccolta fondi organizzata dal fratello, Andrea Passeri. Nelle lettere inviate alla sua famiglia, Giacomo ha descritto condizioni di detenzione molto dure, ha raccontato di essere stato torturato e “rinchiuso per ore in una cella piena di feci, urine, scarafaggi, con le manette talmente strette da non far più scorrere il sangue nelle dita”. Poi trasferito in un’altra cella con “12 detenuti accusati di omicidio, tentato omicidio”. Operato d’appendicite e “abbandonato senza cure per giorni, tra agenti che gli “tiravano acqua addosso” e lo “minacciavano in arabo”.

La famiglia di Passeri, in particolare i suoi quattro fratelli, sta chiedendo al governo italiano di intervenire per riportarlo a casa, anche se dovesse scontare una pena. “Mio fratello mi ha chiamato una sola volta, a settembre scorso, mi ha detto: ‘Mi stanno portando in tribunale, non so che succede, non capisco niente di quello che dicono’. Poi più nulla”, racconta Antonio, un’altro dei fratelli di Giacomo. La situazione ha sollevato preoccupazione anche in ambito politico: Marco Grimaldi, vicecapogruppo alla Camera di Alleanza Verdi e Sinistra, ha presentato una domanda al ministro degli Esteri, Antonio Tajani, chiedendo all’ambasciata italiana di garantire assistenza e di lavorare per un processo giusto e veloce. E ha aggiunto: “Non vogliamo altri casi Salis, di sicuro non vogliamo un altro caso Regeni”.

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