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Anche se sa che potrebbe suonare un po’ bizzarro, Emily Christensen racconta che quando entra nelle vecchie case che la sua azienda è stata ingaggiata per smontare avverte un’energia: “È una cosa intensa – dice –. Queste case hanno visto decenni di drammi umani“.
Christensen e il suo socio David Greenhill hanno fondato la loro azienda, Good Wood, nel 2016. Portland, la città dell’Oregon dove vivono, era appena diventata la prima città degli Stati Uniti a disporre che le case di una certa età fossero “decostruite” invece che demolite. Ciò significa che invece di usare un escavatore e una ruspa per distruggere un vecchio edificio, chiunque voglia disfarsi di una vecchia struttura in città deve assumere una squadra di “decostruzione”, che la smonta delicatamente, in modo quasi chirurgico, a mano. Al posto di fare a pezzi legno, intonaco, infissi, materiali per l’isolamento, cemento e polvere, le ditte di decostruzione sono in grado di estrarre dagli edifici mobili, muratura, finestre, marmo, mattoni e bellissimo legname antico. L’idea è che questi materiali possano poi essere rivenduti ed eventualmente riutilizzati a livello locale. Christensen pensa a Good Wood – che si occupa anche di lavorare e vendere il legname recuperato – come a una specie di azienda forestale moderna e sostenibile, senza la parte dell’abbattimento degli alberi.
Un metodo più verde e utile
La decostruzione, come ha scoperto Christensen, è un concetto piacevole. Usare vecchi materiali per fare cose nuove ha un suo senso, e di certo aiuta che il legno recuperato tenda a essere molto bello. Ma un numero crescente di città negli Stati Uniti pensa che l’idea rappresenti anche una buona politica. Negli ultimi cinque anni, città disparate come Baltimora, Cleveland, Boise, e San Jose e Palo Alto in California hanno adottato politiche di decostruzione, mentre San Antonio sta lavorando a una misura analoga da quattro anni.
La decostruzione, sostengono i funzionari di queste città, è un’alternativa verde alla demolizione e fa sì che nelle discariche finisca fino all’ottantacinque per cento di materiale in meno. I materiali da costruzione e l’edilizia sono responsabili di poco meno del dieci per cento delle emissioni globali di carbonio legate all’energia, secondo il Rocky Mountain Institute. L’uso di materiali di recupero elimina le emissioni associate alla produzione e al trasporto di nuovi materiali edili. Inoltre, è un metodo meno rumoroso rispetto alla demolizione di una casa e non diffonde nell’aria polvere o materiali tossici come l’amianto. Secondo i suoi sostenitori la decostruzione crea posti di lavoro anche per persone sprovviste di competenze tecnologiche, sottolineando allo stesso tempo l’importanza della sostenibilità. Con il riscaldamento del clima, “l’economia circolare è un’alternativa promettente“, spiega Felix Heisel, architetto, assistente professore e direttore del Circular Construction Lab della Cornell University.
Good Wood è un buon esempio del successo di Portland nel campo. Negli ultimi quattro anni la città ha decostruito più di 420 case mono e bifamiliari registrate come luoghi storici o costruite prima del 1940. Good Wood ne ha smontate 160. Al momento ci sono diciannove imprese autorizzate a decostruire nella città, in parte grazie a programmi di formazione finanziati dall’amministrazione. Lo specialista di rifiuti edili di Portland Shawn Wood – che è anche uno dei principali esperti di politiche di decostruzione del paese – sostiene che il costo della decostruzione sia sceso da quando la disposizione è entrata in vigore, anche se è difficile stabilire con esattezza di quanto.
Costi e carenza di personale
La grande mole di lavoro manuale ha però un costo. Secondo un rapporto della Portland State University decostruire un edificio può costare l’ottanta per cento in più rispetto a demolirlo, anche se la vendita di alcuni dei materiali recuperati può compensare parzialmente la spesa.