venerdì, Agosto 29, 2025

L'Unione europea non sa come fermare la propaganda pro-Russia della Cina

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Proprio su questo tema Bruxelles e Pechino si erano già scontrate: secondo il New York Times nell’aprile 2020 la East Stratcom Task Force avrebbe addolcito i toni di un report riguardante la disinformazione sulla pandemia di coronavirus per attenuare le critiche verso la Cina. 

Con la guerra in Ucraina si è intensificata la propaganda filorussa e Pechino si trova in una posizione scomoda. La Cina, infatti, ha espresso solidarietà al popolo ucraino pur sottolineando la validità delle preoccupazioni di Mosca riguardo l’espansione ad est della Nato. Navigando tra interessi apparentemente inconciliabili, Pechino intende legittimare la sua posizione ambigua agli occhi dell’opinione pubblica cinese e fomentare i sentimenti antiamericani anche all’estero

Sui principali social media occidentali la Cina è diventata megafono della propaganda pro-Cremlino. Secondo Axios, la tv di stato cinese Cgtn sponsorizza su Facebook dei post contenenti posizioni filorusse riguardo il conflitto. Su Twitter, account ufficiali di funzionari del ministero degli Affari esteri e giornalisti dei media di stato postano articolicitazionivignette satiriche e perfino meme, amplificando la narrativa filorussa della guerra in Ucraina. Comune denominatore: critica alla Nato, agli Stati Uniti e all’Occidente, punti cardinali tanto della politica interna quanto estera cinese. 

Il fatto che queste posizioni appaiano in lingua inglese su piattaforme censurate in Cina sottolinea come Pechino sia interessata a plasmare l’opinione pubblica anche all’estero. Sia Mosca che Pechino infatti condividono la narrativa che vede l’Unione europea e gli Stati Uniti come i principali ostacoli alla realizzazione delle proprie ambizioni strategiche ed entrambe hanno interesse a promuovere posizioni anti-occidentali. Investendo in campagne di disinformazione ex novo o amplificando quelle esistenti, la Cina insinua opinioni divergenti da quelle diffuse nei media mainstream e cerca di promuovere i suoi interessi politici anche nel dibattito europeo. 

Difese abbassate

Anche se queste strategie sembrano avere un impatto limitato, l’Occidente rimane generalmente succube di questi meccanismi. L’Unione europea in particolare si è trovata impreparata di fronte alle campagne cinesi durante i primi mesi di pandemia e non dispone al momento di risorse sufficienti per combattere la disinformazione di Pechino. Degli oltre 13,000 esempi di propaganda contenuti nel database della Task Force dell’Unione non figura nessuna fonte in lingua cinese: fatta eccezione per alcuni report dedicati anche alla disinformazione di Pechino durante i primi mesi del coronavirus, il lavoro dell’unità operativa resta focalizzato sulle campagne russe. 

Il dossier cinese rimane però fondamentale ed è anche oggetto di cooperazione bilaterale nella ritrovata sintonia transatlantica con la nuova amministrazione Biden. L’urgenza nella creazione di una Task force simile a quella dedicata alla Russia ma concentrata prevalentemente sulla Cina è stata ribadita anche durante sessione plenaria del Parlamento europeo tenutasi a marzo. 

Queste campagne di disinformazione giocano sull’asimmetria tra la chiusura mediatica cinese e l’apertura occidentale. Pechino ha molto più accesso alle piattaforme d’informazione in Europa di quanto Bruxelles e gli Stati membri ne abbiano in Cina, e questo facilita la diffusione della propaganda cinese nel Vecchio Continente. Con il tweet in mandarino, il corpo diplomatico europeo non vuole certamente fare breccia nel Great Firewall che protegge gli utenti cinesi dai contenuti web che il Partito non gradisce. In questo caso non è all’opinione pubblica a cui è destinato il messaggio ma alla leadership cinese: Bruxelles intende segnalare a Pechino che combattere la sua disinformazione è ormai una priorità strategica

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