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Insomma, un impegno per un mondo migliore, in cui tutti dovremmo fare la nostra parte: è per questo che Taylor ha voluto fare il primo passo. Lui, con un passato da indigente e un presente da direttore esecutivo di una grande organizzazione, in un’intervista alla CTV News Toronto ha spiegato che il primo motivo per cui FoodShare ha fatto questa scelta è il rispetto, cioè un riconoscimento dell’impegno di chi si presenta, ma che conta anche la coscienza, perché questi 75 dollari per qualcuno possono fare la differenza: essere utili per portare in tavola cibo per una settimana intera.
«Il capitalismo è stata un’ingiustizia per i lavoratori», ha detto Taylor durante l’intervista. «Vogliamo ispirare il cambiamento – ha proseguito- perché pensiamo che molte delle cose che diamo per assodate siano assolutamente mutevoli». Di questo d’altronde FoodShare ha dato prova innalzando il salario minimo a 24 dollari l’ora, cioè 2 in più del salario di sussistenza canadese, e adottando una politica per cui il lavoratore più pagato non può guadagnare più di tre volte il lavoratore meno pagato.
In Canada le reazioni a questa notizia sono state bipartisan: c’è chi dibatte sul fatto che pagare i candidati potrebbe essere un modo per farli sentire costretti ad accettare la proposta di lavoro nel caso in cui fossero selezionati, e chi invece segue l’esempio. Sempre su Twitter Taylor ha annunciato che in tanti stanno facendo donazioni a FoodShare (che sì, si sostiene anche grazie alla beneficienza) di 75 dollari tondi tondi.
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