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Dopo essere finito in prigione per un decennio per via della solita missione finita male, il nostro eroe viene liberato dal generale Barrett Fasoose (un Laurence Fishburne straordinariamente stolido, la cui chiave di lettura è proprio recitare come se non si rendesse conto di essere in una commedia) per salvare la figlia del presidente. Ad averla rapita è infatti Queeth (Billy Zane), un mercenario che ha un conto in sospeso proprio con MacGruber. Dal film del 2010 tornano ad aiutarlo anche Piper (Ryan Philippe), spalla non proprio convinta, e soprattutto Vicki St. Elmo, cantante di piano bar e degna fiamma del protagonista: a interpretarla, con il suo solito straordinario magnetismo ma anche con un’enorme dose di stupidera, è la mitica Kristen Wiig, anche lei della scuola del Snl. Il burbero Sam Elliott (A Star Is Born, 1883) è il padre di MacGruber, dalla cui personalità si comprendono parecchie cose sulla crescita del figlio.
L’effetto straniante di una serie come MacGruber è che sembra prodotta per essere un action movie fatto e finito, anche piuttosto splatter, solo che niente va come dovrebbe: i nemici si fanno fuori da soli, i missili sbagliano bersaglio, gli eroi favoriscono gli antieroi e così via. Una gag dopo l’altra, il protagonista deve rinunciare alla sua aura di invincibilità mostrandosi invece vulnerabile e inetto, ma senza rinunciare alla convinzione eroica di star compiendo qualcosa di straordinario. Quello che fa più ridere in questa serie, che comunque è americanissima per gusto, riferimenti e fattura e quindi potrebbe non piacere a chiunque, è proprio lo scollamento tra ciò che lo spettatore si aspetta da una produzione del genere e quello che davvero accade.
Forte è un attore davvero bravo a impersonare un personaggio brutale e al contempo talmente stupido da non capire che tutto il mondo lo sfrutta proprio per la sua goffaggine. Non smette mai un istante di essere valoroso guerriere e questo potrebbe essere lo specchio satirico di tanti problemi di oggi. La verità, però, è che molto del lavoro lo fa soprattutto Wiig, fornendo un contraltare tanto meccanico quanto credibile, una specie di anti-musa dall’occhio vitreo e dall’umorismo innato: la sua infinita canzone tutta in rima al centro del primo episodio basterà per far innamorare i neofiti. MacGruber è una commedia strampalata e fuori da ogni canone, forse per certi versi anche difficile da digerire, ma se vi lascerete andare probabilmente sarà l’ennesima bomba d’ilarità che vi scoppierà tra le mani.