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Nel turismo cala il ritmo di crescita delle nuove startup ma salgono le performance di quelle esistenti. Segno di un certo consolidamento del mercato, così come traspare dalla survey che ogni anno che l’associazione Startup Turismo conduce tra i propri associati. Il consolidamento è confermato anche dai round di investimento. Lo scorso anno sono stati effettuati più round ma di valore inferiore rispetto al 2022, durante il quale le startup hanno già raccolto una cifra doppia rispetto al 2021, pur con la metà dei round. Sostenibilità e proptech sono in testa con una raccolta di circa 5 milioni di euro in totale, seguite dagli experience provider che hanno raccolto circa 2 milioni (nel 2021 le startup avevano riportato 14 round, il 50% dei quali con un valore medio di 164 mila euro. Per il 2022 il numero dei round scende a sette ma il 70% di questi è superiore ai 300 mila euro, con una media di 1,3 milioni). In generale, comunque, il 67% delle startup non ha mai effettuato un round e il 52% non ha mentor né advisor (le startup non seguite raccolgono in media meno capitale nei round).
La survey registra inoltre interessanti variazioni nella fonte dei finanziamenti: sono in crescita i fondi di investimento, ora il 40% di tutti i capitali raccolti dalle startup insieme ai business angels, con una media, rispettivamente, di 467 mila e 265 mila euro per round. Il 12% proviene da banche (debito) con una media di 141 mila euro per round. Solo il 2% dei capitali raccolti proviene da incubatori / acceleratori, con una media di 36 mila euro per round (nel turismo manca, per altro, un acceleratore specializzato), mentre il resto degli investimenti sono autofinanziamenti dei founder. Infine i bandi nazionali, che privilegiano i bandi a sportello, di cui si dichiarano non soddisfatte ben il 57% delle startup.
“La finanza pubblica è di vitale importanza ma i bandi a sportello, strutturati seconda la logica first in, best in rischiano di premiare chi è più veloce o più strutturato per rispondere ai documenti del bando e non necessariamente i più meritevoli – spiega la presidente associazione Startup Turismo, Karin Venneri – mentre tra gli investitori istituzionali diamo atto a Cdp di aver iniziato un efficace processo di rilancio generale per il comparto. In linea generale, comunque, l’ecosistema delle startup sta maturando: dopo una prima fase di test, le startup che non hanno futuro chiudono in tempi abbastanza brevi, mentre le startup più promettenti crescono in termini di fatturato e raccolgono più capitali dai round”.
Nel 2021 il giro d’affari medio del 60% delle startup era infatti meno di 50 mila euro, mentre per quest’anno il 42% delle startup stima un fatturato compreso tra 50 mila e 250 mila euro. Per il prossimo anno è previsto, inoltre, un aumento del 40% dei ricavi complessivi delle startup. Si conferma poi la forte polarizzazione nella distribuzione geografica: in Lombardia si trova oltre un terzo delle startup italiane del travel (36%), seguita dal Lazio con il 12% e al 9% da Toscana, Veneto e Campania, outsider del Sud. Solo il 28% delle startup sono attive in tutte le regioni italiane, mentre il 52% sono attive in massimo tre regioni, anche lontane tra loro. Per quanto riguarda l’internazionalizzazione, il 65% delle startup non ha alcun fatturato proveniente dall’estero, ma il 30% prevede di espandersi l’anno prossimo e il 26% entro i prossimi tre anni.
Il 73% delle startup offre quindi prevalentemente servizi alle aziende, il 19% include proposte SaaS (software as a service) e solo l’8% offre principalmente prodotti, in linea con lo scorso anno. Il modello di business vede prevalere un modello misto b2b2c per il 55% delle startup, mentre il 35% è b2b e solo il 10% è b2c e offre servizi al turista finale. Delle startup intervistate, il 21% si occupa di marketplace, il 16% è experience provider e il 15% tour operator. Crescono anche le dimensioni del team, un altro indice di consolidamento: scende infatti dal 51% dello scorso anno al 15% la percentuale delle startup con un team di massimo due persone, mentre cresce al contrario dal 12% al 43% la fascia cinque – nove persone, anche se al contempo cala leggermente (-4%) la percentuale di assunti a tempo pieno.
Interessante infine l’età media dei founder, che è tra 35 e 45 anni per il 50% delle startup mentre non ci sono giovanissimi under 25. Si tratta, principalmente, di professionisti già attivi da tempo nel turismo, in grado di individuare opportunità nel mercato ed esigenze scoperte da parte degli operatori; oppure di imprenditori e tecnici che hanno sviluppato idee e iniziative in altri settori e che, in un’ottica di ottimizzazione utente, ritengono il turismo un prato verde dove applicare, per esempio, i nuovi strumenti digitali (ai, big data, Blockchain) o modelli non ancora sperimentati: un caso tipico sono le startup che propongono al settore soluzioni per la crisi energetica attraverso il controllo dei consumi o le energie rinnovabili.