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Con grande coerenza la seconda parte di Rebel Moon continua a essere una fusione tra Guerre stellari – Episodio 4 (il primo in assoluto a essere uscito) e I sette samurai, ovvero la storia di un gruppo di guerrieri ormai senza padrone che si uniscono per difendere un pianeta di contadini dall’impero che, molto più armato, vuole sottrargli il raccolto. Se la prima parte di questo che in teoria sarebbe un unico lungo film diviso in due, era abbastanza noiosa e soffriva la sua natura derivativa, cioè ricordava tutti i suoi modelli senza catturarne mai il fascino, in questa seconda Snyder trova una quadra, bilancia tutti i pesi e dedicandosi solo e unicamente alla preparazione ed esecuzione di un’unica battaglia (che poi in fondo è un po’ quel che era il suo 300) consegna un film finalmente compatto e godibile.
Una volta tanto, va detto, la divisione in due di quello che è un unico lungo film ha un senso. Benché siano estremamente collegati, Rebel Moon – Parte 1 e Rebel Moon – Parte 2 sono stilisticamente diversi (qui spuntano mille lens flare assenti in precedenza, ci sono più flashback, meno questioni sentimentali, scenografie diverse…), hanno un ritmo differente e in fondo si potrebbe guardare anche solo questo secondo film, senza annoiarsi con il primo, tanto comunque non si capirebbe molto dei riferimenti. Già all’inizio, quando la voce fuoricampo di Anthony Hopkins (che doppia un robot) rovescia sullo spettatore una specie di antefatto pieno di nomi di luoghi e persone, tutti insieme, tutti uno in fila all’altro, senza che sia possibile anche solo vagamente raccapezzarsi, porta anche il più volenteroso a gettare la spugna: non importa chi ha fatto cosa a chi, quando e dove, importa solo che pochi male addestrati ma motivati sono pronti a combattere i molti.