lunedì, Settembre 1, 2025

Aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, quali sono i piani di Europa e Stati Uniti per assistere la popolazione palestinese

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Una coalizione internazionale sta pianificando di coordinare l’invio di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Lunedì 28 luglio il presidente americano Donald Trump ha annunciato durante un incontro in Scozia con il premier britannico Keir Starmer, la futura creazione di centri di distribuzione alimentare nella Striscia palestinese. Trump ha riconosciuto per la prima volta l’esistenza di una carestia reale che contraddice apertamente le dichiarazioni del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Parallelamente, Germania, Francia e Regno Unito stanno preparando operazioni di ponte aereo con la Giordania per garantire la distribuzione di cibo e aiuti medici alla popolazione palestinese.

L’insieme delle iniziative rappresenta il più significativo sforzo umanitario internazionale dall’inizio del conflitto nell’ottobre 2023. Tuttavia, secondo un comunicato di ActionAid, una organizzazione non governativa, gli aiuti umanitari per la Striscia di Gaza annunciati fino a questo momento non rispondono in modo adeguato all’entità dei bisogni sul campo. L’organizzazione sottolinea che “un maggiore accesso agli aiuti umanitari è certamente positivo, ma sia chiaro: si tratta di misure temporanee”, misure come i lanci aerei o le pause temporanee nei combattimenti – spiega l’organizzazione – non possono sostituire un intervento strutturato. Per affrontare davvero l’emergenza, è necessario un cessate il fuoco immediato e permanente, sotto la supervisione delle Nazioni Unite, e un accesso pieno e continuativo agli aiuti umanitari, senza ostacoli né ritardi.

Cosa sappiamo sui piani di aiuto

La proposta degli Stati Uniti

Secondo quanto spiegato da Trump ai giornalisti in Scozia, la proposta americana mira a sostituire l’attuale sistema di distribuzione controllata con strutture ad accesso libero. Attualmente gli aiuti a Gaza vengono distribuiti attraverso punti di controllo sorvegliati, dove la popolazione deve formare lunghe file e attendere autorizzazioni per accedere al cibo, spesso sotto il controllo delle forze israeliane o di altri gruppi armati e sotto la supervisione della controversa Gaza humanitarian foundation.

Il modello eliminerebbe proprio queste file sorvegliate e i controlli che il presidente ha descritto come il principale ostacolo all’accesso agli aiuti. I nuovi centri americani sottrarrebbero di fatto il controllo della distribuzione a Israele: niente recinzioni, niente checkpoint, niente code controllate. La popolazione civile potrebbe entrare liberamente, prendere il cibo necessario e andarsene senza dover attraversare controlli di sicurezza o dimostrare la propria identità. Trump ha assicurato che gli Stati Uniti forniranno sia i fondi che il cibo, lavorando con partner internazionali che ha definito “persone molto valide”, secondo Time, senza però specificare se si tratti di organizzazioni umanitarie, governi alleati o altri soggetti. Il progetto non ha ancora una tempistica definita né sono state indicate le località precise dove sorgeranno i centri.

I piani europei

L’Europa ha scelto una strategia diversa, puntando sui lanci aerei coordinati con paesi mediorientali. La Germania guiderà un’operazione di ponte aereo utilizzando aerei da trasporto C-130J Hercules in collaborazione diretta con la Giordania. Secondo Cnn, il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius coordinerà l’operazione “molto strettamente” con Francia e Regno Unito, che stanno preparando missioni simili ma separate. Il sistema dei lanci aerei bypassa completamente i controlli terrestri israeliani: gli aerei decollano da basi giordane, sorvolano il territorio e sganciano pacchi di cibo direttamente sulle aree popolate di Gaza senza dover negoziare passaggi attraverso valichi di frontiera o checkpoint. I paracadute permettono una distribuzione diffusa su aree ampie, anche se meno precisa rispetto alla consegna terrestre.

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