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Tra tutte, e non sono poche, le mostre in Italia d’arte contemporanea che questa estate punteggiano il Bel Paese e di cui vi parliamo nella gallery a seguire, abbiamo deciso di partire da Peccioli. Meno di 5mila abitanti, 7 frazioni e un territorio in proporzione parecchio esteso (oltre 92 mq) tra le colline della Valle dell’Era, Peccioli si trova su quella linea che già in passato collegava Volterra e Pisa. Lo scorso anno è stato eletto “borgo più bello d’Italia” e c’è chi dice che sia la piccola capitale dell’arte contemporanea: tutto giusto, tutto vero.
Ma non è questo il motivo per cui abbiamo scelto di partire per il viaggio tra le mostre estive in Italia da questo lembo di Toscana ancora autentica, dove le colline somigliano ai cretti senesi, solo un po’ più ruspanti, ché da queste parti gli agriturismi non sono maquillage del paesaggio, ma realtà agricole e produttive vere (dove, ad esempio, ci s’industria per ricavare dai grani antichi speciali birre artigianali). Nel cuore delle Terre di Pisa – marchio scelto dalla Camera di Commercio locale per esplorare logiche alternative all’overtourism – Peccioli è un luogo da vedere (basta anche una mezza giornata, ma una intera è meglio) per capire come l’arte contemporanea possa diventare davvero agente di cambiamento sostenibile.
La storia del paese è legata a doppio filo alla figura del sindaco Renzo Macelloni (e se siete di passaggio, provate a chiedere di lui: è una guida preziosissima che conoscere palmo palmo il territorio). È lui a scommettere – e siamo agli inizi degli anni Novanta – sui “giganti” che hanno reso Peccioli uno dei borghi più instagrammati della Toscana. «Era un posto con poco lavoro e molta povertà: abbiamo sfruttato al meglio la possibilità della discarica e, come dice la canzone, dai letami sono nati i fiori…». A raccontarla nel dettaglio, la storia sarebbe lunga e complessa, ma per riassumere possiamo dire che il comune ha creato nella frazione di Legoli, nel mezzo di un incantevole paesaggio, il più importante impianto di trattamento e smaltimento rifiuti (lo gestisce la Belvedere spa, di cui oggi molti degli abitanti di Peccioli sono soci). Dall’indotto ricavato da un impianto tra i più innovativi e moderni in Italia, il comune decide di creare un vero e proprio parco d’arte. «I primi giganti sono nati quasi per caso, da uno schizzo fatto su un foglio – racconta a Wired.it il sindaco Macelloni – e tutto il resto è venuto dopo». L’azienda Naturaliter, un team di tassidermisti esperti, viene incaricato di creare queste figure umane enormi che “escono” dal terreno: vengono messe nell’area dell’impianto e in un pianoro appena fuori il centro di Peccioli. È subito un successo: la gente si incuriosisce, viene a fare una visita. Peccioli scopre un turismo nuovo: nessuno, in quegli anni, era abituato a installazioni d’arte a cielo aperto.