domenica, Agosto 31, 2025

Un tipo imprevedibile 2 su Netflix è Adam Sandler in purezza, ma sa di rispolverato per strizzare qualche dollaro

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Questo è un brutto film, uno dei molti della filmografia di Adam Sandler. E cosa ancora peggiore è che è il sequel di un film che faceva ridere (almeno all’epoca e se si aveva quel tipo di umorismo) di trent’anni precedente. Eppure, Un tipo imprevedibile 2 è anche palesemente la piena espressione del suo interprete, del personaggio che ha creato per sé e che sta evolvendo di film in film, da semplice scemo-comico, a figura piena di contraddizioni e amarezza, una ballata malinconica come Tuesday’s Gone dei Lynyrd Skynyrd che apriva e chiudeva il film originale e che, con ancora più pregnanza, apre e chiude questo. E se non si può davvero dire molto di buono riguardo il film, al tempo stesso sarebbe ipocrita e falso non riconoscere che Adam Sandler, di brutto film in brutto film, sta costruendo un tipo umano e una visione di mondo, belli e complicati.

la trama e la recensione del film

Il proseguimento della storia

La storia è quella di Happy Gilmore, che nel film del 1996 era un quasi trentenne irrealizzato, uno scemo rabbioso con il sogno di sfondare nell’hockey ma troppo violento anche per quello sport. Il caso lo faceva finire nel golf, sport che sembra il suo opposto, in cui applicando le tecniche dell’hockey si scopre bravissimo.

Ora, in questo film, Happy Gilmore ha avuto 5 figli, di cui solo una femmina (interpretata dalla vera figlia di Sandler). Scopriamo che ha ucciso sua moglie, colpita per errore da un suo tiro potentissimo, e da quel momento è diventato un ubriacone, ha perso tutti i soldi ed è povero. L’esigenza di mandare la sua unica figlia piena di talento per il ballo in una costosa scuola di Parigi lo convince a tornare al golf, scontrandosi contro i giovani in una competizione moderna e paradossale, per vincere un’ultima volta.

Adam Sandler

Netflix

Il mondo degli strani, lontano da quello femminile

Si capisce che questo è un film di Adam Sandler che cerca la sua vecchia comicità, non solo per le gag fragorose, fondate sul fisico, sulle urla e sul ribrezzo, ma perché intorno ai protagonisti c’è un cast di personaggi improbabili: freaks, fenomeni da baraccone, persone troppo alte, troppo basse, troppo ciccione, troppo vecchie, troppo magre, troppo albine e via dicendo. Sandler, specialmente negli anni del film originale, rideva sempre di queste figure che tuttavia non erano mai i cattivi. Li metteva intorno a sé come personaggi di supporto, i suoi amici strani, e li prendeva in giro, come prendeva in giro se stesso. Ridere degli altri e dei più strani per includerli e non per escluderli, in un mondo totalmente maschile in cui prendersi in giro è l’olio che amalgama i gruppi. Tra questi ci sono sia non attori che amici di una vita come Steve Buscemi, che qui entra in scena urinando sulla sua cassetta della posta, simbolo del degrado del quartiere in cui si trasferisce la famiglia.

Questa sua visione di mondo, fatta di amore per i freaks, di vicinanza ai cialtroni che sembrano non essere fatti per emergere ma ci provano più degli altri, non è priva di problemi. Prima erano le fidanzate e ora sono le figlie a costituire l’elemento dissonante in un universo di pessimi: sempre carine, sempre a posto, sempre con la testa sulle spalle, sempre professionali, sempre ideali e ragionevoli, comprensive e piene di pazienza di fronte a uomini primitivi.

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