Venezia 82 che abbia inizio e che voi tutti siate i benvenuti! Anche per questa edizione linkinmovies.it vi tiene compagnia raccontandovi l’edizione numero 82 della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con le tanto seguite Cronache dal Lido. Vi offro, quindi, la mia visione di questa edizione sontuosa, ricca di film e lodata con altisonanti aggettivi praticamente da tutti. Devo riconoscere che forse questa è l’unica edizione in cui gli allori, almeno sulla carta, sono motivati anche solo perché la geografia delle cinematografie proposte si è spostata dall’asse Stati Uniti-Europa. Ma avrò modo di discutere di questo e di tanti altri aspetti cinematografici con voi nel prosieguo delle giornate. Prima di arrivare ai film e alla materia della Mostra 2025, vi spiego un po’ quello che leggerete nei prossimi giorni, soprattutto per tutti coloro che si avvicinano a queste righe per la prima volta. In queste cronache voglio e vorrei, a nome di tutta la redazione, descrivervi, raccontarvi la Mostra del Cinema 2025, mettendovi idealmente al mio fianco, quindi raccontandovi quello che vedo, sento e capisco. Uso il condizionale, perché nel corso di questi anni molto spesso, mi sono reso conto di non essere riuscito a trasmettervi tante sensazioni ed emozioni provate qui al Lido sia per quello che vedo in sala, che per quello che vivo negli spazi esterni. Ogni edizione della Mostra cerco di migliorarmi e i vostri commenti mi aiutano a essere sempre più efficace.
Queste Cronache, quindi. La struttura di questo approfondimento rimane la medesima degli anni scorsi (quindi cinema e colore, costume, rumors, dichiarazioni varie), con due novità. Ho pensato di arricchirlo con altre due rubriche. Oltre a “E il cinema? Eccolo!” in cui vi parlo dei film che vedo; oltre a “La voce della sala stampa” in cui vi spiego le dichiarazioni (memorabili e non) di attori, registi, produttori durante le conferenze stampa ufficiali (che potete seguire su RaiPlay); aggiungo lo spazio “Che si dice in giro” che raccoglie voci, critiche, lodi e dichiarazioni su eventi vari da me intercettati nel corso di queste giornate. Inauguro quest’anno anche la rubrica “Alla conquista del Lido” in cui vi spiego brevemente la mia cavalcata per arrivare al Lido. L’obiettivo di questo ultimo spazio non è descrivere ogni fasi del mio spostamento, ma restituirvi anche una dimensione extra Lido che magari qualcuno di voi può condividere. Tutte queste rubriche, infine, non saranno fisse, ma variabili a seconda delle informazioni che recupererò di giornata in giornata. Ah, dimenticavo… Se per qualche giorno (più verso la settimana prossima) non leggerete queste cronache, è perché l’altro mio lavoro mi vuole in altri sedi e non al Lido.
Penso di avervi spiegato tutto. Quindi, partiamo!
Alla conquista del Lido. Come vi dicevo non risiedo al Lido durante la Mostra del Cinema. I motivi sono rintracciabili in questioni famigliari, lavorative e anche economiche in quanto gli appartamenti da affittare al Lido in questi giorni subiscono un’impennata allucinante dei costi. Questo è un problema conclamato, che si conosce da anni, di cui tutti sono a conoscenza (autorità comprese), ma verso cui nessuno interviene, nemmeno con un po’ di buon senso. Mettiamoci anche che per questioni di età preferisco non condividere l’appartamento e/o la stanza con altri, le soluzioni di alloggiano al Lido si assottigliano a zero. Quindi, per giungere al Lido oltre al treno, devo prendere il preistorico vaporetto o battello. Questo mezzo di trasporto e io abbiamo una relazione molto lunga che risale a più di vent’anni fa quando studiavo all’Università Ca’ Foscari. Personalmente, odio i vaporetti. Sono scomodi, rumorosi, mi intossicano per gli scarichi che entrano nella cabina; qui, poi, all’interno, non circola l’aria e fuori non si può stare per questioni di peso. Ciò mi conduce, dunque, a soffrire enormemente; a qualsiasi orario devo subire questo supplizio e questa agonia infernale resa solo lieta qualche volta dai simpatici discorsi che intrattengo con i veneziani. Sapete, poi, qual è il paradosso? Non ho alternative, non c’è altro mezzo per raggiungere il Lido, quindi incasso (male) e procedo con un principio di ulcera verso la Mostra del Cinema, di mattina in mattina.
Che si dice in giro. Al Lido oggi ha fatto la sua bella dose di umido che ha reso l’aria fastidiosa e soffocante a cui si è aggiunta a metà pomeriggio un bella pioggerellina che ha aumentato, indovinate cosa? L’umidità. Questa la cornice climatica. In giro c’è stato il solito fermento, le solite corse da una sala all’altra già nella prima giornata e i soliti controlli della sicurezza. Quest’anno pare che si siano inventati che non possono essere introdotte all’interno dell’area della Mostra le borracce personali dell’acqua. Pare che possano rappresentare degli oggetti contundenti. Le bottiglie di plastica anche da 1,5 litri invece sono ammesse. Non capisco questa decisione che però, mi riprometto di comprendere meglio, perché ad esempio a me che sono munito di borraccia dell’acqua in un varco di ingresso mi hanno detto di lasciarla e passarla a prendere all’uscita; sono, quindi, andato in un altro varco e sono entrato tranquillamente con la mia borraccia nello zaino. Procedendo nei discorsi, ciò di cui si è parlato molto oggi (e si continuerà a fare nei prossimi giorni) è la mancata posizione ufficiale de La Biennale, e quindi della Mostra, in merito al genocidio in corso a Gaza. Il presidente Buttafuoco in occasione della proiezione di pre-apertura di martedì 26 ha affermato che l’istituzione da lui rappresentata condanna la guerra, le limitazioni delle espressioni e ciò che sta accadendo a Gaza e in Ucraina. Eppure non c’è stata una presa di posizione ufficiale come anche da parte del direttore Barbera. Oggi, infatti, durante la conferenza stampa di presentazione sono state rivolte da alcuni giornalisti stranieri un paio di domande in merito a ciò a cui il direttore non ha risposto ufficialmente il quale ha ribadito la posizione del presidente de La Biennale. È stato chiesto, inoltre, al presidente del Concorso, Alexander Payne, una dichiarazione ufficiale in merito ai fatti noti a Gaza, oltre a cosa ne pensasse di come la realtà di oggi si riversi nel cinema (il riferimento è ancora alle guerre in corso). Il regista statunitense ha candidamente affermato che non ha ancora preso una posizione ufficiale su quanto sta avvenendo nel mondo. Mi aspettavo (e non solo io) un po’ più di coraggio sia da parte di Payne che de La Biennale anche a seguito della firma della Settimana della Critica al manifesto di Venice82 for Palestine che, ovviamente, condanna il genocidio a Gaza. Inoltre durante la conferenza stampa de La Grazia, il film di apertura diretto da Paolo Sorrentino, co-prodotto da MUBI, è stato chiesto al regista cosa ne pensasse dei legami economici e politici che legano, appunto, MUBI a un gruppo finanziario statunitense che sovvenziona l’artiglieria israeliana, oltre al fatto che il suo film avrà una distruzione in Israele. Sorrentino non ha risposto, e ha passato la palla al rappresentate di MUBI il quale non ha risposto. Allora, va bene che alla Mostra del Cinema si deve parlare di cinema. Però, di fronte ai fatti gravissimi che stanno accadendo nel mondo, a mio parere, soprattutto da parte di chi voglia spiegare come sta, è necessaria una presa di coscienza, soprattutto quando ciò di cui si parla è oggettivo.
E il cinema? Eccolo! Inizio proprio daLa Grazia, film di apertura e presente nel Concorso. Ripeto quanto detto già in merito ai film di Sorrentino da La Grande Bellezza in avanti. A chi piace il suo cinema, La Grazia piacerà. A chi è un po’ stufo del suo cinema e ne è critico, non aggiungerà nulla di più alle sue obiezioni. Il film narra della vita di un Presidente della Repubblica italiana, Mariano De Sanctis, giurista e uomo di stato, al termine del suo mandato. Negli ultimi sei mesi si deve confrontare con l’approvazione della legge sull’eutanasia e della richiesta di grazia per due detenuti molto diversi tra loro, ma con due storie molto simili. E poi il Presidente si deve anche relazionare con il ricordo della moglie e deve rapportarsi ai figli, oltre che gestire le sue piccole passioni che tiene nascosto a tutti, come il fumo e l’apprezzamento per le rime di Guè. Come sempre Sorrentino parte da una storia concreta per allargare gli orizzonti di pensiero ai grandi temi. La Grazia parla di moralità, di dubbio, di rapporti umani, di ricordi e di un senso della politica basato sul rispetto, tutto nello stile di Sorrentino: grandi musiche contemporanee, lunghi dialoghi e monologhi di pensieri, a tratti verbosi. La macchina da presa sta più ferma rispetto agli altri film, forse un po’ troppo. Il film uscirà nelle sale italiane a gennaio 2026.
Il secondo film di cui vi parlo La Gioia, di Nicolangelo Gelormini inserito nella selezione delle Giornate degli Autori. Torino, Alessio è un ragazzo di quasi 18 anni che va a scuola molto malvolentieri e parallelamente conduce una vita notturna fatta di prostituzione ed eccessi, gestita e regolata da un amico di famiglia. La madre è una cassiera di un supermercato molto poco concreta (interpretata da Jasmine Trinca), mentre il padre non esiste. Alessio decide di prendere ripetizioni di francese da una professoressa del suo liceo, Gioia, molto timida, introversa, riservata che vive con i genitori anziani, di cui ne è a tratti succube. La relazione educativa tra i due diviene presto sentimentale (più da parte della donna) e si arricchisce di un inganno e di una truffa. Il finale lascia abbastanza sorpresi, per quanto il film sia prevedibile e poco entusiasmante. Il regista gioca con gli zoom, con una tensione da thriller, con musiche molto altisonanti e con un montaggio spesso velocissimo, per confezionare un film senza troppa personalità e sorretto dall’interpretazione degli attori, soprattutto quella di Valeria Golino. Non memorabile.
Altro ancora (più brevemente)
Torno sulla questione dei viaggi in vaporetto perché dopo circa dieci anni (e non esagero) La Biennale e AVM (l’azienda di trasporti di Venezia) hanno deciso di allargare la possibilità di viaggiare gratuitamente a tutti i vaporetti in città grazie al biglietto omaggio con cui omaggiano gli accreditati. Mi spiego meglio. Agli accreditati negli anni passati era consegnato un biglietto che permetteva di viaggiare gratuitamente su due linee del vaporetto: quella “MC” che compie la tratta dal retro del Palazzo del Casinò fino alla Stazione ferroviaria e viceversa; e per quella della Linea 20 che congiunge il Lido a Piazza San Marco. Finalmente le due istituzioni di cui sopra hanno capito di estendere questa gratuità a tutte le linee di trasporto. Insomma, una piccola consolazione che rende meno insopportabili i miei viaggi in vaporetto.
Non ricordo se anche l’anno scorso in Sala Stampa c’era un punto in cui si poteva bere il caffè gratuitamente. Ricordo che tanti anni fa, prima degli anni Dieci, c’era un angolo del genere, sponsorizzato da Illy, che poi è stato tolto. Ora finalmente è tornato e come fanno tutti, ne approfitterò con grande gioia!
Non vi parlo del sistema di prenotazione dei film. Tengo fede alla promessa che su queste Cronache, vi ho fatto un paio di anni fa, ossia di non parlare del meno funzionante sistema di prenotazione mai pensato. Allo stesso tempo continua a stare fisso nella mente il solito dubbio: perché La Biennale ci tiene a differenziare i colori degli accrediti quando non ce n’è più bisogno dal momento che si può prenotare la visione dei film senza alcune priorità?
Vado a vedere la consegna del Leone d’oro alla carriera a Werner Herzog!
A domani!
Crediti fotografici
Foto 1. Aleksander Kalka – La Biennale di Venezia – Foto ASAC 2
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