venerdì, Agosto 29, 2025

La Grazia, il film di Sorrentino presentato a Venezia 2025 è semplicemente da applausi

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Frecce tricolori sfrecciano in cielo e scritte bianche ricordano a chi guarda i poteri del presidente della repubblica. Musicone a palla, e voilà, ne La Grazia il tocco di Sorrentino è già inconfondibile. Dal cielo si passa al Quirinale, Toni Servillo solleva una mano, gli passano una sigaretta, lui sbuffa una nuvola di fumo direttamente all’obiettivo: ci siamo, La Grazia può iniziare.

Scelto come apertura della 82ma edizione della Mostra del Cinema di Venezia, è una commedia agrodolce, a tratti amara, a tratti malinconica, a tratti persino divertente. C’è dentro tutto il cinema di Sorrentino, i temi che gli sono cari, la solitudine del potere, la nostalgia per i vecchi amori, il tempo che passa, l’ineluttabilità della memoria, il rapporto Palazzo-Vaticano, fatti convergere in una storia che incontra la Storia. Al centro un presidente della repubblica alla fine del suo mandato. Non uno qualunque, Mariano De Santis, un luminare di diritto chiamato a sua insaputa “Cemento Armato” per il suo famigerato immobilismo decisionale. Tant’è vero che ogni giorno sua figlia (l’ottima Anna Ferzetti), giurista come lui e devota tanto al padre quanto alla causa del Paese, prova a convincerlo a firmare la benedetta legge del diritto all’eutanasia. Ma lui glissa, aspetta, rimanda, ingurgita quinoa e pesce al vapore suo malgrado, chiacchiera con il fidato corazziere tuttofare come con la storica amica critica d’arte estrosa Coco Valori, e temporeggia. Tra una canzone di Guè e l’altra (Toni Servillo che rappa è già cult).

© Andrea Pirrello

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