venerdì, Agosto 29, 2025

In Jay Kelly, in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, George Clooney diverte e commuove recitando quasi nella parte di se stesso

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George Clooney, nel nuovo film di Noah Baumbach Jay Kelly, torna alla mostra del cinema di Venezia con un personaggio che è una sorta di alter ego dello stesso interprete, visto che in comune hanno il fatto non da poco di essere entrambi due divi del cinema a livello globale.

Ma anche il fatto di essere entrambi non più giovanissimi in un’industria cinematografica che sta cambiando a un ritmo impressionante (Proprio l’anno scorso George Clooney e Brad Pitt a Venezia con il film Wolfs – Lupi solitari avevano raccontato di come avesse perso la loro battaglia per far uscire il titolo al cinema prima che in piattaforma su Apple TV) e in cui la definizione stessa di divismo è in evoluzione, forse in via di estinzione. Ma per capire il senso del film bisogna tornare a indietro a Eva contro Eva – parliamo del 1950 – al momento in cui l’attrice teatrale interpretata da Bette Davis, facendo un bilancio della sua vita diceva una frase che a Noah Baumbach è rimasta in testa (è stato lui a citarla): “Le cose che lasci cadere mentre sali la scala, per poter andare più veloce, dimentichi che ti serviranno di nuovo”.

Infatti, Jay Kelly, presentato in concorso al festival del cinema di Venezia e dal 5 dicembre su Netflix, è una riflessione di oltre due ore sul tema. Ma – non intendo spaventare nessuno – tutt’altro che noiosa. Al contrario.

Al suo fianco, troviamo Ron, interpretato da Adam Sandler, nella parte del suo manager: l’uomo che gli è stato accanto per gran parte della sua carriera, che lo ha aiutato nelle scelte, sostenuto, un “amico” che, però, gli fa notare a un certo punto Jay si prende il 15 per cento dei suoi guadagni. Il film si apre con una lunga scena meravigliosamente caotica di set. Jay Kelly è all’ultimo ciak, il suo personaggio per terra è morente (Non a caso ha fatto notare Baumbach, visto che anche la sua vita e la sua carriera sono a un bivio e il personaggio che è stato fino a quel momento sta per cessare di esistere). Dopo aver tentato di ristabilire un contatto con la figlia maggiore – tentativo che fallisce miseramente – Jay decide di stravolgere i piani accuratamente preparati dal suo manager e raggiungere la figlia più piccola in viaggio tra Italia e Francia. Inizia così la parte on the road del film con Jay, Ron e parte del suo team che a bordo di un jet privato arriva a Parigi per poi salire su un treno – questa volta per comuni umani non per vip – diretto in Toscana dove l’attore verrà omaggiato di un premio, che aveva precedentemente rifiutato ma che adesso gli torna utile come scusa. Per lui si tratta di un bagno di realtà come non sperimentava da anni che, insieme all’accoglienza fredda della figlia e alla fuga della sua publicist (Laura Dern), lo costringe a fare un bilancio di quelle cose che aveva lasciato cadere mentre saliva la scala verso il successo di cui dicevamo all’inizio.

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