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Secondo Pieri, l’idrogeno turchese rappresenta un’alternativa “molto più economica e fruibile” delle due varianti principali, ovvero l’idrogeno verde (da rinnovabili) e l’idrogeno blu (da gas con cattura del carbonio). “L’idrogeno verde”, dice, “ha costi di produzione elevati, legati alle spese per gli elettrolizzatori e ai consumi energetici notevolissimi. L’idrogeno blu, invece, ha dei forti limiti infrastrutturali perché necessita di strutture per lo stoccaggio della CO2 che sono raramente disponibili nelle vicinanze degli impianti produttivi dell’idrogeno”.
Dopo il finanziamento, Tulum Energy aprirà una filiale italiana, a Milano, che sarà “il nostro centro tecnico-operativo, dove svolgeremo le attività di ricerca e sviluppo, la progettazione degli impianti e da dove le operazioni saranno gestite e controllate”, racconta l’amministratore delegato.
Gli ossidi solidi di SolydEra
Un’altra via all’idrogeno è quella percorsa da SolydEra, startup trentina – ma presente anche in Svizzera e in Australia – specializzata nella tecnologia a ossidi solidi per la produzione di energia elettrica e idrogeno. L’azienda gestisce il più grande impianto automatizzato in Europa per la manifattura di stack a ossidi solidi, che possono operare sia in modalità elettrolisi che cogenerativa. Attualmente il design più diffuso per gli elettrolizzatori è quello alcalino; i macchinari a ossidi solidi, però, sono più efficienti e dunque consumano meno elettricità: un vantaggio notevole per quelle regioni – come l’Unione europea – dove l’energia ha prezzi alti e incide sulla competitività delle imprese.
“La tecnologia permette di rispondere alle esigenze di produzione di energia elettrica e di idrogeno con efficienze molto elevate”, ha spiegato a Wired Stefano Modena, Senior development manager di SolydEra. “La produzione di idrogeno, in particolare, richiede un consumo di energia limitato rispetto ad altre tecnologie: questo è particolarmente vantaggioso e consente agli elettrolizzatori a ossidi solidi di penetrare un mercato altamente promettente”. I dispositivi della startup garantiscono bassi costi grazie al design proprietario (150 brevetti), elevata efficienza di conversione e sicurezza della filiera, grazie all’assenza di metalli nobili e materiali rari di cui potrebbe essere difficile approvvigionarsi.
Gli idruri metallici di MetHydor e altre tecnologie
Nell’ecosistema italiano delle startup dell’idrogeno c’è anche la genovese MetHydor, nata nel 2021 e dedicata allo stoccaggio dell’idrogeno allo stato solido attraverso una tecnologia basata sugli idruri metallici: il vantaggio sta nella possibilità di immagazzinare l’elemento a bassa pressione (35 bar) e a temperatura ambiente (non oltre i 50 °C) ma con un’elevata densità di volume, ottimizzando gli spazi e aumentando la sicurezza. “Questi parametri operativi permettono un controllo di processo semplice e sicuro, rendendo il prodotto facilmente integrabile in più contesti, coprendo settori come il navale, il ferroviario, il chimico e quello stazionario, offrendo una soluzione per stoccare l’idrogeno come vettore energetico e non solo”, ha detto l’amministratore delegato Thomas Lamberti di MetHydor a Wired.