sabato, Agosto 30, 2025

Lo Studio Ovale di Trump è l'emblema del kitsch, tra oro, cherubini e arredamento in stile Temu

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Un portavoce della Casa Bianca, interpellato da Fox News, ha assicurato che “si tratta del miglior oro disponibile” e che le spese sono state coperte di tasca propria dal presidente. Dettaglio non verificabile, ma molto in linea con la retorica trumpiana.

Versailles, Temu o Las Vegas?

C’è chi definisce l’operazione vecchio stile, chi ha azzardato paragoni con i palazzi reali del Vecchio Continente che i Padri Fondatori volevano superare, e chi più semplicemente ha parlato di stile Temu per la cheapperia dei dettagli. Non proprio un complimento per un presidente che si vanta del suo gold guy, l’artigiano personale che sarebbe stato fatto volare a Washington a bordo dell’Air Force One per curare i dettagli.

Trump, da parte sua, è convinto di aver ridato vita a una stanza che trovava spenta. Il fatto che oggi l’Ufficio Ovale sembri a metà tra un casinò di Las Vegas e la sala da ballo del palazzo presidenziale di un dittatore asiatico, per lui, è un pregio, non un difetto. De gustibus…

Non solo Oval Office

E non è finita qui. A settembre partiranno i lavori per un nuovo salone da ballo nell’Ala Est: 90mila metri quadrati, 200 milioni di dollari, 650 ospiti seduti, il tutto finanziato da privati (e da Trump stesso, almeno in parte). Dopo le due bandiere giganti da 88 piedi installate quest’anno davanti alla Casa Bianca, il progetto segna l’ennesima estensione del Trump-style a quello che un tempo era il tempio della sobrietà istituzionale.

Estetica e politica

Ogni presidente ha lasciato il suo segno sullo Studio Ovale, ma raramente le scelte di interior design erano state così dichiaratamente politiche. Trump ha optato per un’estetica da re assoluto, tutta ori, specchi e vessilli militari.

Se l’arte imita la vita, il suo Studio Ovale sembra un manifesto: più monarchia che repubblica, più Versailles che Filadelfia. Forse per Trump è un modo di ribadire chi comanda. O magari è semplice nostalgia di Mar-a-Lago. Ma la domanda resta: quanta doratura può reggere la democrazia americana prima di essere schiacciata da un’ondata di kitsch-senza-ritorno? Forse il limite è già stato superato.

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